Tempi morti

Oggi ho fatto un’ora di lezione sulla Net Art all’Università. E in ossequio all’immarcescibile legge di Murphy (Se qualcosa può andare male, lo farà) è successo di tutto. Nell’ordine: il primo computer, in dotazione dall’ateneo, si è impallato dopo 4 microsecondi ed era talmente nel pallone che non ha voluto sapere ragioni. Ho dovuto staccare la spina. Comincio la lezione e al terzo sito web la rete va giù. Niente collegamento per il resto dell’ora. Ma io, previdente, ho qualche cosa su cd. Cambio computer esasperata dalla lentezza e attacco il mio portatile al proiettore. Lancio il primo programma: tutto ok, lancio il secondo e si blocca tutto. E’ stato allora che ho cominciato a discettare del tempo, dei miei gusti culinari, di politica e persino di calcio. Per prendere tempo.Ora capisco l’imbarazzo dei conduttori tv quando devo riempire tempi morti cazzeggiando a braccio. Hanno tutta la mia solidarietà.

Vernice Fresca

Abbiamo passato metà di questo ponte del 25 aprile a ridipingere le pareti di casa. Ho ancora gli schizzi di vernice qua e là e dolori muscolari sparsi, ma vuoi mettere la soddisfazione? Tra l’altro, questa cosa di dipingere ce l’ho nel DNA io, mica cavoli.

Mio nonno era imbianchino e aveva la mania di dipingere qualunque cosa gli capitasse a tiro: scatole, spazzole, tavoli, sedie…La sua bicicletta aveva più strati di una parete palinsesto del VII secolo d.C. Grattando potevi risalire a tutte le epoche egli stili precedenti: giallo canarino, rosa antico, verde pisello…Quale fosse il colore originale, però, non l’ho mai saputo.

Crescendo devo aver male interpretato questa vocazione ereditaria ostinandomi a voler frequentare il Liceo Artistico. Per fortuna mi sono resa conto in tempo di non essere una pittrice. Qualche mio quadro ancora sopravvive per casa dei miei genitori, ma quando qualcuno mi chiede notizie sull’autore io li attribuisco ad un naif russo degli anni Venti…L’unica cosa che ancora mi diverto a fare sono i murales in camera di mio nipote, lui si che apprezza!

Tu vuliv’a pizza

Pier Luigi Tolardo di Zeus News mi ha intervistata in merito a questo blog. La prima conseguenza è stata a carico del mio contatore Shinystat che finora aveva svolto un ruolo meramente decorativo e ora finalmente ha tirato fuori il pallottoliere. La seconda conseguenza è stata invece a carico della sottoscritta che, assalita da improvviso imbarazzo, ha smesso di scrivere.

Nell’intervista citavo la cena in pizzeria durante la quale Luciano mi convinse ad entrare nel meraviglioso mondo della blogosfera. Ieri mi fa giustamente notare di aver omesso il particolare più interessante della serata: la litigata con il pizzettaro. Colmo immediatamente la lacuna con una cronaca dettagliata.

Giovedi grasso, Roma, pizzeria “La Montecarlo”, vicino Piazza Navona. Il locale è discretamente affollato, ma fortunatamente siamo e in due e otteniamo un tavolo senza troppo penare. Anche se siamo incastrati tra due coppiette di logorroici. Ma almeno evitiamo la tavolata di festanti in maschera. La velocità con cui ci servono antipasto e pizza avrebbe dovuto in effetti insospettirci, ma, un po’ la fame, un po’ le chiacchiere, non c’abbiamo fatto molto caso. Sto ancora masticando l’ultimo boccone della mia margherita quando si avvicina il titolare del locale che con impeccabile accento francese ci fa: “Tiè, eccove er conto. Annatevene che avete rotto”. (Luciano correggimi se la memoria mi inganna).

Mi ritrovo in mano sto foglietto e guardo Luciano con aria interrogativa. Istintivamente lo passo al tavolo accanto: “Forse è vostro”. I due lo scrutano. “No, no”. Mi giro dall’altra parte e tento con la seconda coppietta. Niente da fare. Nel frattempo ripassa il parigino: “è vostro, è vostro”.

Dovete sapere che se c’è una cosa che mi fa incazzare (e naturalmente c’è), è la scortesia di commercianti e ristoratori. Mi manda letteralmente fuori di testa, trasformandomi da timida ragazza educata quale normalmente sono in un’acida zitella con una vis polemica alla Perry Mason. Acchiappo il cameriere e gli faccio notare che, non solo non abbiamo chiesto nessun conto, ma che io ho ancora la pizza nella parte iniziale dell’esofago e aggiungo: ” E se volessi un ‘altra pizza, un secondo, un contorno, un dolce, un caffè, un amaro…?” Il ragazzetto, che forse conosce le maniere del suo capo, non fa una piega e ci chiede cosa può offrirci..Insomma, non ho ottenuto le scuse, ma almeno abbiamo rimediato una grappa!

Roma, esterno notte

blankRoma, Via dei Fori Imperiali, quasi mezzanotte. Camminiamo godendoci una temperatura finalmente primaverile. Decidiamo di proseguire fino all’installazione che Mario Merz ha realizzato nei fori. Il bagliore blu della spirale di neon si vede da lontano. Tre persone sono affacciate alla balaustra. Sono Mario Merz, Marisa Merz e Laura Cherubini. Ci avviciniamo, parliamo un po’, la spirale ci ipnotizza. Lo sguardo di Marisa Merz è qualcosa che non posso raccontare, ha un’energia soprannaturale. Mi sento imbarazzata anche a parlare del più e del meno. Ad un tratto, di punto in bianco mi chiede : “Ma tu sei felice?” Farfuglio qualcosa, dico banalità, sfuggo il suo sguardo. “Sono contenta di averla conosciuta” le dico.

Quando la capra canta…

blankStasera è uscito Pasquale dalla casa del Grande fratello. In studio, viene intervistato da Barbara D’Urso:

“Allora, come va?”

“Non tutte le ciambelle riescono col buco”.

“E cioè?”

“Quando la capra canta lasciala cantare”.

Ottanta voglia di revival

blankQualunque cosa stiate facendo, smettete subito. Andate ad accendere la tv e mettete Rai due. C’è uno speciale sugli Anni Ottanta che fa venire le lacrime agli occhi. Heather Paris, Mazinga, Alberto Fortis, Patrizia Pellegrino, Ufo Robot, Daniela Goggi, il cubo di Rubik…devo continuare?

Oh si, ancora!

cinzanoGiuro che ce l’ho messa tutta. L’ho guardato più volte e con attenzione. Ho preso appunti, ho studiato la regia e il montaggio. Ho condotto un’inchiesta tra amici e parenti. L’ho segmentato scena per scena. Niente. Che qualcuno per favore mi spieghi il nuovo spot della Cinzano. Quello con la ragazza che esce da un edificio monolitico, incontra un uomo che le fa la riverenza e poi parte quella che forse, nelle intenzioni originarie, doveva essere una carrellata tra le epoche. Motociclette, stivaletti, ragazze nude che manifestano per la strada con grandi fiori sulle chiappe (gli anni 70 nell’immaginario dei nostri pubblicitari!) e così via…Alla fine la tipa molla un fazzoletto ad un tipo in un bar, esce dallo stesso edificio dell’inzio e….starnutisce. La voce recitante dice CINZANO…ANCORA! Cos’è? Una riflessione sul tempo che passa-Cinzano resta? Un monito a conservare i fazzoletti (anche usati) che possono sempre servire? Una nuova tesi su alcolismo e raffreddore? Oppure starnutisce solo perchè va in giro con la panza di fuori in pieno inverno? Illuminante -e impreziosita da una sintassi deliziosamente incerta- la descrizione sul sito ufficiale della Campari: “Cinzano torna in tv con i vermouth come protagonista di moda in uno spot moderno dalle sfumature vintage…” Il mistero si infittisce…

L’ultima ceretta

blankNo, non sto cercando di smettere di depilarmi. Mi ci vedete ad annotare svevianamente U.C. sul diario? :-) L’ultima ceretta è un libro appena uscito per Garzanti. E dalla presentazione NON sembra un libro comico. Lo annunciano così: “Il cadavere dell’estetista giaceva su un lettino dei massaggi, il viso ricoperto da uno spesso strato di cera per la depilazione. Un altro delitto nel mondo della bellezza. Nei centri estetici dilaga il panico…”

E io dico GRAZIE, perchè il genio (comico) involontario (?) di questi è una delle gioie della mia vita.

Art system-ati #2

Venerdi sera ha inaugurato la mostra di Francesco Carone da Isabella Brancolini a Firenze, trasformata per l’occasione in Green Gallery. Il piano terra della galleria era totalmente dipinto di un abbagliante verde acido, soffitto compreso. Poi un vespino verde, un teschio in resina verde, un boomerang verde… Al piano di sotto un bel video con protagonista Harry Houdini e tre lighbox. L’inaugurazione era affollata, nonostante la serata fosse piovosa e il Lungarno umido e impossibile da raggiungere per gli automobilisti. Abbiamo infatti scoperto che a Firenze si parcheggia solo se si è residenti…e se si va in un parcheggio a pagamento si spende tre euro l’ora…E io che mi lamentavo di Roma.

La cosa più divertente del vernissage (anzi del verDissage) era il buffet, fatto naturalmente di soli cibi verdi: olive, capperi, gelato al pistacchio, latte-e-menta (un tuffo nell’infanzia per quanto mi riguarda). Ho visto anche girare un improbabile cocktail fatto di menta e vodka, subito ribattezzato Tantum verde.

Sabato mattina sveglia alle 8 e partenza per il giro attraverso il Chianti di Tuscia Electa. Per vedere opere d’arte ambientale piazzate in boschi, prati e giardinetti, la giornata era davvero IDEALE. Diluviava. Quella che doveva essere un’allegra scampagnata si è trasformata in un mesto pellegrinaggio un po’ fantozziano in mezzo al fango. Interrotti ogni tanto da un bel buffet a base di pappa-al-pomodoro, salumi e pasticcini (ho abusato dei cannoli al cioccolato bianco fino ad avere allucinazioni). Per quanto riguarda le opere: una standing ovation personale per Cesare Pietroiusti che ha dimostrato che il concettualismo può evitare la trappola della freddezza e dell’autoreferenzialità. Ed essere divertente, intelligente, comunicativo. L’artista romano ha studiato dei luoghi non-monumentali con l’approccio scientifico e storiografico che si riserva alle opere d’arte e ai monumenti storici. Stazioni del bus, pompe di benzina, casotti dell’Anas, circoli di bocce. Poi ci ha fatto fare una divertente visita guidata con il pullman della Sita, ossia “la corriera”. Le sue schede sono anche inserite nell’orario ufficiale distribuito ai passeggeri. Intanto si attendeva l’annuncio del vincitore del premio Furla (o Burla, fate voi), un po’ come i risultati della partita: “Come sarà finito il Furla??” . Per mera cronaca, ha vinto Massimo Grimaldi.

Bilancio finale della giornata: mi sono infangata i pantaloni, l’opera più figa l’ho vista dal bus, ci hanno fregato i cataloghi, l’ombrello e anche i soldi. Senza parlare del riscatto di 34 euro pagato per ritirare la macchina dal parcheggio della stazione.

Per riprenderci siamo passati all’inaugurazione della galleria Continua a San Gimignano. Quelle si che sono feste, ragazzi. Verso mezzanotte l’ex-cinema si è trasformato in una discoteca, anche un po’ coattella. E tutti ci ricordiamo che tutto sommato è sabato sera. Anche per l’art system…

Il primo post italiano sui blog

blankVenerdi sera si è materializzato il Blog Age , la “prima conferenza italiana dei bloggers”. Mi sarebbe piaciuto esserci. La blogosfera pullula di commenti , impressioni , foto e video dell’evento. Passerò i prossimi giorni a spulciarmeli. Continua anche la polemica sul libro della Mazzuccato Diario di una blogger (“il primo libro italiano sui blog”) che non ho letto, ma a occhio e croce mi sembra un’operazione furbetta (ho fatto un fioretto in vista della prossima Pasqua: non dire parolacce). E ora basta parlare di blog.

48 ore – missione sms

Ricevo un messaggio di testo sul mio cellulare. Alle 8 del mattino, appena sveglia: “Tim informa: il tuo credito sta per terminare. Se ricarichi il tuo cellulare entro 48h dall’invio di questo sms riceverai 48 sms da consumare entro 48h dalla ricarica.”

Per un attimo ho avuto paura che continuasse con “…in caso contrario il tuo cellulare si autodistruggerà entro 48h“…

Non c’è fine al peggio

Dopo le bancarelle con le bandiere e gli ombrellini, i banner, i bottoni, le collanine e i cd, ora il vessillo della pace entra anche nel meraviglioso mondo di loghi, suonerie e sms animati. A quando i sottobicchieri, i portatovaglioli e i lucidalabbra?

E’ vero ma non ci voglio credere

Dovevo ancora riprendermi dal misto di ilarità, indignazione e incredulità seguito alla lettura dell’articolo di Gianluca Neri su Gnueconomy riguardante il volantino di Forza Italia e la bandiera della pace. Poi apro il giornale e…apprendo dalla cronaca di Roma del Messaggero che il sindaco di San Felice Circeo (Latina), tal Giuseppe Schiboni, ha scritto di suo pugno una bella letterina a Bush. Lo scopo della missiva è di “esprimere solidarietà personale” al presidente USA. Ma la notizia assume toni che definirei surreali quando si specifica che, allegato alla lettera, c’era un assegno!!!! Il geniale sindaco (una caramella a chi indovina di che partito…) ha deciso infatti di devolvere il suo intero stipendio (2490,58 Euriiii) al caro George W. E si ripromette di continuare a farlo fino alla caduta definitiva di Saddam Hussein…

Abbiamo bisogno di Goya

Un articolo del Guardian di qualche giorno fa si chiude con una frase del critico d’arte David Lee che recita più o meno così: “Abbiamo bisogno di un Goya in questo momento. Avrebbe realizzato qualcosa di davvero velenoso su questo fiasco in Iraq”.

Ci pensavo da qualche giorno ai Disastri della guerra di Goya, associazione mentale ovviamente stimolata -nella mia mente deviata di storico dell’arte- dalle tremende immagini televisive di questi giorni. Forse non vuol dire niente, ma vorrei lo stesso raccontarvi questa storia. Nel 1863, tre decenni dopo la morte dell’autore, vide la luce la prima edizione dei Disastri, una serie di incisioni crude e impietose sulla guerra. Nel 1937 Picasso ripensa a Goya per la sua Guernica. Nello stesso anno viene stampata una preziosa edizione di quelle incisioni, direttamente dalle lastre originali, per protestare contro la guerra civile in Spagna. Nel 2001 una coppia di irriverenti artisti inglesi, Jake e Dinos Chapman acquista alcune di queste stampe, con le 500.000 sterline che Saatchi gli sgancia per comprare una loro installazione. L’installazione si chiama HELL ed è una delle opere più discusse della mostra Apocalypse, un plastico agghiacciante in cui migliaia di soldatini, vestiti con le uniformi tedesche della Seconda Guerra Mondiale, si mutilano a vicenda nei modi più orribili. Nel 2003 i fratelli Chapman decidono di “modificare” le incisioni di Goya trasformando i volti dei protagonisti in inquietanti pupazzi. Mi sembra che questa storia contenga molti spunti di riflessione: sulle guerre (su tutte le guerre), sulla capacità degli artisti di raccontarle e sulla “paraculaggine” dei Chapman. Hanno le incisioni da due anni, dichiarano di aver pensato sin da subito di modificarle, ma aspettavano una guerra per farlo…Insult to injury è, nonostante tutto, un’opera stimolante, se non altro per tutta la storia che ha alle spalle. Un po’ meno per le rituali voci indignate che grideranno al capolavoro sfregiato…

Sinapsi pop (o del Grande Fratello)

pasquale2Finalmente ci sono. Avevo il sospetto di aver già visto da qualche parte Pasquale del Grande Fratello, ma ora ho lo scoop. Nel 1984, sotto lo pseudonimo di Emilio Estevez, recitava in The Breakfast Club, film(etto) cult che io ho visto più volte per almeno due motivi: la colonna sonora era Don’t you forget about me dei Simple Minds e io ero innamorata del teppistello dal cuore tenero interpretato magistralmente da Judd Nelson. Ora ditemi che non è lui!

Alex Drastico sei tutti noi

alex_drasticoNon basta il fatto che il lunedi sia già, di suo, una giornataccia. Ci si mettono anche loro. Loro chi? Gli spaccatori di specchietti! Questi individui, sul conto dei quali mi ritrovo spesso a pormi domande a la Vulvia (perchè lo facevano, chi li spingeva?), si aggirano per le strade del BelPaese a spaccare gli specchietti delle automobili altrui, con una spiccata perferenza per le macchine stranuove e per gli specchietti “pezzo unico”. Cioè quelli che la casa produce in serie limitatissime, sicchè se poi cerchi il ricambio per sostituirlo come minimo ti dirottano sull’isola che non c’è oppure ti organizzano una spedizione dall’Estremo Oriente. Il tuo nuovo specchietto arriva quando la macchina è già bella che rottamata e finisce a fare da soprammobile in bagno. Della s-proporzione tra il valore della macchina e il prezzo dello specchietto, poi, non parliamone proprio. Sono già abbastanza nervosa così.

Insomma, come è facile intuire ieri ho trovato la mia amatissima Citroen Saxo (Sassò per gli amici) con uno specchietto totalmente sradicato e tristemente penzolante. Ma chi! Ma come! Ma chi cazzo! M’hanno spaccato lo specchietto!…