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Ars Electronica part I: lo zoo


Allora, visto che raccontare tutto in ordine cronologico sarebbe un’impresa titanica, segnalerò alcune delle cose viste ad Ars Electronica procedendo per temi. Cominciamo dalla parte zoofila. La palma per il progetto più discutibile dell’anno se lo aggiudica Cockroach Controlled Mobile Robot #2, un robot letteralmente “guidato” da uno scarafaggio ENORME. Non ho obiezioni animaliste da fare (pare che quel tipo di insetto sia a suo agio in spazi ristretti e che non senta dolore), ma confesso di non aver capito il punto. Non mi sembra particolarmente bello, nè visionario, nè mi sembra che tocchi qualche nervo scoperto a livello teorico-culturale. Insomma, se qualcuno ci trova un qualche interesse che non sia puramente curiosity-based, mi piacerebbe sapere qual’è.
Electronic Life Forms è un po’ più evocativo: insetti robotici alimentati ad energia solare abitano tra piante vere. Ma il progetto più interessante è quello premiato con il riconoscimento speciale della giuria. Sto parlando di Strandbeest di Theo Jansen. Le sue grandi “bestie da spiaggia” sono davvero creature di enorme fascino. Sono grandi scheletri (o fossili?) costruiti con tubicini di plastica e sono in grado di camminare da soli. Senza ausilio di motori, computer o energia elettrica, i bestioni si spostano con movenze estremamente organiche, con il solo ausilio del vento. Il miglior progetto di Ars Electronica, insomma, non è elettronico manco un po’. Ma è molto più nuovo di tante installazioni interattive sparse per le mostre. Quelle, per capirci, dove tu ti muovi, spingi un bottone, fai un saltino, e qualcosa sullo schermo reagisce. Ho sempre di più la sensazione che questi meccanismi di interazione così elementari (stimolo-risposta) abbiano fatto il loro tempo. Alla prossima puntata.

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