Peam!


Sono in partenza per Pescara, dove già ieri è iniziata l’edizione 2005 del PEAM (Pescara Electronic Artists Meeting). Il programma è ricchissimo come sempre (mostre, concerti, video, net art, software, sound art e quant’altro), l’atmosfera informale e divertente. Soprattutto, c’è un numero sorprendente di gente in gamba.
Come l’anno scorso mi sono occupata di selezionare i video. 16 incredibili visioni in movimento. Visto che sono quasi tutti visibili on line, prima di zompare sul pullman vi lascio la lista con relativi links.

Rick Silva e Jeremy Jaeger, The ring tone dancer
http://ringtonedancer.contagiousmedia.org

Norma V Toraya, SelfPortrait
http://www.crankbunny.com
video: http://dvblog.org/movies/09_05/crankbunny/selfportrait.mov

Spite your face films, All of the dead
http://spiteyourface.com
video: http://www.archive.org/details/allofthedead

Jaff Seijas, The Aubergine Scream
http://www.jaffseijas.com
video: http://www.archive.org/details/AnchorMejansTheAubergineScream

Marco Romeo e Guillermo Marin, Run the Gauntlet

Abe Linkoln, Death Disco
http://www.linkoln.net
video: http://www.linkoln.net/DEATHDISCO

Laura Krikke e Bink Baulch, Miss Puniverse
video: http://www.killyourtv.us/movies/misspuniverse.htm

Daniel Schmidt, Sushi Corner
http://www.sushi-corner.de

Janphilm + Tirriddiliu & Rinus Van Alebeek, And then the day began
http://www.41mm.de

Yoshi Sodeoka / C505, My generation (Ascii Rock)
http://projects.c505.com

Dxvid, Time warp
http://homepage.ntlworld.com/a.jones44/htm/movies.htm

Vadim Vyazantsev, Sergei Zilin e Dmitry Karpov, Game Over

Karla Grundick and Mistress Koyo, Linux virgin 1.1-1-5
www.linuxvirgin.info

Rob Ryang (ps260), Shining
www.ps260.com
video: http://www.ps260.com/molly/SHINING%20FINAL.mov

Melinda Rackham, Blutxt
http://www.subtle.net
video: http://www.subtle.net/blutxt/

Ian Haig, Liberv vel Reguli!
http://www.ianhaig.net
video: http://www.ianhaig.net/pignose.mov

La configurazione degli atomi


Sto leggendo I Nuovi umanisti. L’autore è John Brockman, il più convinto sostenitore della nascita della cosiddetta “terza cultura”, una nuova attitudine che abbatte e supera la tradizionale scissione tra cultura umanistica e scientifica.
In uno dei saggi migliori della raccolta, intitolato “Il software è un solvente culturale“, parlando di proprietà, contenuti e licenze si legge:

“Nell’era dell’informazione abbiamo bisogno di passare ad una concezione più profonda di proprietà, intesa come un corpus di diritti. Il debutto del replicatore di Star Trek (di cui oggi possiamo vedere gli antenati nelle macchine per prototipi e nelle stampanti 3D) significherà che gli oggetti fisici potranno essere copiati, proprio come i libri, i CD e il software. Un giorno la Ford non sarà un’azienda automobilistica, ma una società di proprietà intellettuale che vi concederà in licenza un complesso progetto per la manipolazione della materia. Voi non possederete una T-Bird modello 2030: vi verrà solo concesso il diritto a mantenere degli atomi in quella configurazione per tre anni”

(Jordan B. Pollack)

*update: manco a farlo apposta. gli scienziati della Rice University hanno costruito una nanocar, cioè una micromacchina molecolare
[via boing boing]

Pare normale…


Non una ma addirittura due mostre americane parlano del rapporto tra tecnologia e occulto. Tra visibile e invisibile, tra normale e paranormale. The Perfect Medium: Photography and the Occult al Metropolitan Museum e Blur of the Otherworldly: Contemporary Art, Technology and the Paranormal al Center for Art and Visual Culture (UMBC). Dalle fotografie ottocentesche alle visioni contemporanee. Una buona occasione per mettere in discussione, ancora una volta, la presunta affidabilità della ripresa meccanica e le pretese di realismo di ogni mezzo.

[via newsgrist]

Una boutique nel deserto


Michael Elmgreen e Ingar Dragset sono una coppia di artisti scandinavi residenti a Berlino. Le loro installazioni sono visioni materializzate. In Italia li avevamo visti nel 2003, quando avevano fatto sbucare dal pavimento della Galleria Vittorio Emanuele a Milano, come uscita da una galleria turistica sotterranea, una macchina (la Uno bianca) con tanto di roulotte al seguito.
Una decina di giorni fa, invece, hanno fatto comparire, come portato da un tornado, un negozietto Prada in mezzo al deserto del Texas. Sembra in tutto e per tutto una boutique, solo che non ha nessuna porta d’ingresso. Una sorta di scatola del desiderio che non si può aprire. Non solo, la cosa interessante è che non è prevista, in futuro, nessuna opera di sorveglianza o manutenzione della “scultura”, che quindi subirà le intemperie, il tempo e i probabili atti di vandalismo. Diventando una specie di rudere dell’epoca della fashion-addiction.

articolo di artforum
articolo del nytimes (iscrizione richiesta)

La sposa messa a nudo…


La Sposa Cadavere messa a nudo dai suoi autori… anche. In attesa dell’arrivo del film nelle sale italiane (previsto per le feste natalizie), ci possiamo leggere un gustosissimo dietro le quinte che spiega, tecnicamente, come è stato realizzato. Si tratta del primo lungometraggio in stop motion costruito interamente montando foto digitali con Apple Final Cut Pro.
La conclusione dell’articolo è degna di nota: “Digital filmmaking has long been considered a trade-off compared to 35mm filmmaking; digital was cheaper or could do things impossible with film, but at a cost to overall image quality. With Corpse Bride, this is no longer the case.”

*update: scopro, con immenso giubilo, che il film esce il 28 di ottobre

Puffi sotto le bombe


L’UNICEF ha lanciato in Belgio un breve video in cui il mitico villaggio dei puffi viene sconvolto da un pesante bombardamento. Con tanto di morti, feriti, incendi e urla. Lo scopo sarebbe sensibilizzare nei confronti degli orrori della guerra.
Uno dei realizzatori dello spot, intervistato, ha dichiarato che secondo il progetto iniziale, il video doveva essere molto più scioccante: “We wanted something that was real war – Smurfs losing arms, or a Smurf losing a head -but they said no.”

[via the telegraph]

Vatican Air Force


A Roma, presso la galleria De Crescenzo e Viesti c’è una mostra di Antonio Riello intitolata Lavori Romani. Dopo aver realizzato le famose Ladies Weapons, e dopo la trasformazione del più grande museo italiano nell’atrio di un aeroporto, l’artista veneto sforna modelli in scala di aerei e navi da guerra minuziosamente decorati e dipinti. Caccia da combattimento che potrebbero appartenere ad una ipotetica Vatican Air Force o sottomarini di una Legione Romana Sottomarina con tanto di SPQR e fregi imperiali. C’era anche un kitchissimo San Pio Rocket.

Tokyoplastic


Quei geniacci di Tokyoplastic hanno messo on line una nuova animazione in flash. Si chiama Opera Dude. Niente da dire. Solo, mi raccomando, casse accesse. E se non avete mai visto il sito non perdetene nemmeno un angolino.

[via core77]

Rispondere allo spam


Con lo spam combattiamo quotidianamente, in alcuni casi abbiamo imparato a conviverci. A volte ci diverte persino. Con le sue immagini improbabili, i suoi slogan sgrammaticati, i suoi maldestri tentativi di personalizzazione. Ma nonostante tutto, rimaniamo privi di armi efficaci per combatterlo. Jonathan Land invece di cestinare i messaggi ha risposto. A tutti e nel merito delle richieste ricevute. Il risultato è esilarante, intelligente, provocatorio. The Spam Letters è un sito e un libro. Qui, invece, un blog-archivio delle immagini prese dai messaggi di spam. Con commenti illustri.

[via neural]

La fabbrica di cioccolato


Che mi sarebbe piaciuto lo sapevo già. Ma un Tim Burton così scanzonato, trash e citazionista non me lo aspettavo. Il film è infarcito di richiami alla storia del cinema (i film di Ester Williams, Kubrick, Hitchcock), ma soprattutto, per la prima volta, Burton si auto-cita esplicitamente e senza ritegno. Tra tutte le perle gettate qua è là nella pellicola quella che preferisco è la scena in cui si tosano delle pecore dal vello rosa, evidente richiamo ai golfini d’angora total pink di Ed Wood. Ultima considerazione: in alcune scene la cura estetica di inquadrature, ombre e colori è talmente alta che sembra di vedere Matthew Barney (perdonate l’allucinazione da critico d’arte in sovraccarico di immagini).