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2008 / Rafael Pareja – Mind Maps

con un testo di Valentina Tanni

29 March > 29 April – 2008
Galleria Six, Via Carducci 10 – 20035 – Lissone – Milano
www.galleriasix.it

Rafael Pareja - Mind Maps


MIND MAPS

“Pensare esige immagini, e le immagini contengono pensiero” (Rudolf Arnheim, 1974)

La nostra esperienza del mondo è un flusso ininterrotto di immagini, suoni, impressioni. Lo scorrere inesorabile del tempo -dimensione che ci sfugge, ci seduce e ci tormenta- fa sì che ogni cosa conoscibile sia anche instabile, provvisoria, mutevole. L’essere umano, in balìa di questa eterna corrente, aspira da sempre a fermarla, a congelarne i momenti. Eternare l’esistenza, altrimenti destinata all’oblìo, di luoghi, persone ed eventi, non è solo compito degli storici, ma anche, da secoli, degli artisti. Lontana da qualsiasi pretesa di oggettività, l’arte narra, evoca, testimonia e interpreta, offre pensieri e suggestioni attraverso oggetti che appartengono, contemporaneamente, al presente che abitano quanto al passato che raccontano.

Ma il rapporto dell’arte con il tempo, si sa, è molto cambiato negli ultimi due secoli. Prima scombussolato dalla comparsa di nuove e straordinarie “macchine della visione” (fotografia, cinema, video), poi messo alle corde dall’avvento di opere sempre più effimere, provvisorie, degradabili. Dopo secoli passati a sfidare l’eternità, l’arte smette, provocatoriamente, di preoccuparsi della propria durevolezza e cerca, al contrario, di riassorbirsi nel flusso degli eventi, nello scorrere della vita.

Le nuove opere di Rafael Pareja testimoniano la volontà di riflettere ancora una volta sulle liasons tra arte e tempo. In un’epoca in cui lo statuto dell’immagine è -di nuovo- in piena mutazione, la loro esistenza transitoria (si tratta di un ciclo di disegni a pennarello su lavagne lavabili) non rappresenta una polemica contro l’oggettualità dell’opera d’arte, ma una ben più complessa riflessione sulla sua funzione.

Questi lavori si situano infatti in una zona di esistenza intrinsecamente liminale. Sono a tutti gli effetti dei quadri -segni colorati su un supporto verticale-, ma del quadro rifiutano la stabilità. Dureranno lo spazio di una mostra (forse meno), dopodichè il loro ricordo sarà immortalato solo da fotografie, come accade per gli happening e le performance (anche se, in questo caso, il tempo dell’azione ci viene totalmente precluso). Il carattere momentaneo di queste opere, la loro natura evanescente, non è una scelta casuale, ma conserva un rapporto costitutivo con la tematica che affrontano. Il soggetto di questi quadri è infatti il più sfuggente di tutti, il più difficile da raccontare, bloccare, rappresentare. Rafael Pareja disegna mappe del pensiero.

Il riferimento immediato, reso esplicito dal supporto e dai materiali, è alle cosiddette mind maps, un sistema di rappresentazione grafica della conoscenza ideato negli anni Sessanta dallo psicologo inglese Tony Buzan e tuttora molto usato in ambito didattico e soprattutto aziendale. Lo scopo delle mappe mentali è quello di ottenere una visualizzazione efficace delle possibili connessioni associative di un concetto, stimolandone lo sviluppo in senso creativo. A partire da un’idea centrale, infatti, vengono estesi rami collaterali che possono contenere testi, immagini e grafici. Un sistema di segni che viene completamente stravolto dall’artista, che ne offusca la leggibilità, utilizzandolo in modo evocativo e sottilmente simbolico. Le mappe diventano così dei rebus, muovendosi sul filo di una rappresentazione che fonde la forza iconica del logo contemporaneo con l’ambiguità esoterica del geroglifico.

Ancora una volta Rafael Pareja fa collidere due universi lontani e tradizionalmente in opposizione: la sfera della razionalità e quella del pensiero inconscio. Le forze primigenie e incontrollate e gli sforzi umani di sistematizzarle. Questo incontro, però, non può essere che momentaneo. Una traccia labile che scivola sulla superficie senza mai fissarsi. Il territorio è incerto e la mappa va sempre ridisegnata…

Valentina Tanni

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