2004 / Elastic. Anatomie del pensiero

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“… maestri saranno per me i turbamenti dello spirito e i suoi squilibri. Più che il troppo perfetto ‘saper-pensare’ dei metafisici, sono le follie, le arretratezze, le allucinazioni, le estasi e le agonie, il ‘non saper pensare più’ il vero luogo di elezione in cui scoprire noi stessi.” (Henri Michaux)

Affiorano sempre dal buio, le videocreature di Elastic. Come fantasmi e spiriti, fluttuano incorporei nella materia elettronica e la abitano come un vero spazio tridimensionale. Il corpo, disincarnato, svincolato dalle leggi della gravità e intessuto di luce, diventa un malleabile strumento di rappresentazione. Del pensiero, dell’emotività, dell’anima.
Lungi dal voler recuperare l’antico dualismo tra materia e spirito, il filtro della ripresa video si rivela piuttosto il mezzo ideale per rendere visibile l’intreccio inestricabile, chiasmico, tra la carne e il soffio immateriale della vita. Ideale perché leggero e mutevole, simbolico ed evocativo, senza peso ma in grado di generare forme.
Estasi, raptus, alienatio mentis. Questi alcuni dei nomi attribuiti agli stati estatici dalla trattatistica medievale. Quando era la religione il primo veicolo di astrazione dai sensi, che conduceva l’uomo più vicino a Dio. In un troppo-sentire, che eccede dai limiti della razionalità e del controllo. Ma il rapimento si mostra paradossalmente in una serie di manifestazioni corporee: deformazioni, grida, brividi freddi e caldi, allucinazione e movimenti inconsapevoli.
In Anima, uno dei due video presentati in mostra, la performer Eva Gerd Petersen mette in scena, con l’ausilo della manipolazione digitale, il processo dell’uscita dell’anima dal corpo nella sua versione iconografica più classica. Attraversate da scosse elettriche dal ritmo sincopato, sullo sfondo nero e indistinto -lo spazio del puro pensiero- le membra si agitano nervosamente generando un’ipnotica coreografia, rendendo l’esperienza mistica visibile e vivibile dallo spettatore.
Nel richiamarsi ad una lunga tradizione storico artistica -il tema dell’estasi è stato uno dei più rappresentati nell’arte sacra, soprattutto nel Seicento- gli Elastic attualizzano le sembianze umane, ma soprattutto contaminano l’evento catartico del rapimento estatico con un forte timbro elettronico. Ed è così la ripresa video a fare da meccanismo rivelatore per il sommovimento tutto interiore dell’anima.
In Outgoing il corpo nudo, caravaggesco nel suo stagliarsi plastico e luminoso contro lo sfondo buio, custodisce invece lo spirito come un guscio. E anela ad un movimento concentrico di apertura e fioritura. Un’opera che fa da efficace contrappunto ad Anima, nel contesto di una più ampia ricerca che gli Elastic da anni conducono sul rapporto tra visibile e invisibile, tra manifestazioni esteriori e moti dell’animo, utilizzando il corpo come interfaccia tra i due mondi.
Un corpo che si fa risucchiare, manipolare, smaterializzare, ma che non cessa mai di essere protagonista, riaffermando un dominio tuttora incontrastato, persino nel contesto di una società sempre più immateriale, sempre più votata al pensiero, alla comunicazione verbale, all’astrazione del ragionamento.


Valentina Tanni

testo scritto per il catalogo della mostra “Elastic. Anima”. Foggia, Galleria Paolo Erbetta, 2004
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