Live Fashion Meme

Chanel-catwalk

This is the last Chanel runway at the Grand Palais in Paris. Models are dressed like stormtroopers and walk through the corridors of a data centre. Cultural remix is reaching vertiginous heights. This is a new genre: this is a live fashion meme.

La celebrità al tempo della rete: quando il nome diventa verbo



C’era una volta lo scarlettjohansoning, meme nato in seguito allo diffusione delle foto rubate dal cellulare dell’attrice americana Scarlett Johanson. Un’ondata inarrestabile (a differenza di fenomeni simili, questo non accenna a spegnersi) di ritratti con il fondoschiena ben in vista, rigorosamente scattati con il cellulare davanti allo specchio.
In queste ore la stessa sorte, quella di veder trasformato il proprio nome in un verbo, è toccata ad Angelina Jolie, “colpevole” di essersi fatta fotografare sul red carpet della notte degli Oscar in una posa un tantino costruita: spacco ascellare e gamba destra nuda che spunta di lato (un po’ rinsecchita, a dire il vero). Il neonato verbo, come sempre declinato al gerundio, è angelinajolieing e come il predecessore definisce un preciso atteggiamento, una pratica che ricorda il vogueing di Cicconiana memoria. Stavolta però la moda non arriva dall’alto ma dal basso, e porta con sé una sana dose di ironia. Gli atteggiamenti delle star infatti non solo vengono commentati, imitati, criticati, ma anche, per la prima volta, demitizzati. Una demitizzazione che passa attraverso un gioco globale a cui tutti possono partecipare. Peluche inclusi.



Vintage memes: the Dancing Baby

Nel dodicesimo episodio della prima stagione di Ally McBeal, popolare serie tv a tema sentimental-forense, la protagonista è vittima di singolari allucinazioni. Il telefilm, andato in onda negli Stati Uniti il 5 gennaio 1998 sul canale FOX, mostra l’avvocatessa (interpretata dall’attrice Calista Flockhart) tesa tra il desiderio sessuale e un senso di colpa – tutto femminile – nei confronti delle pulsioni carnali prive di coinvolgimento affettivo. Per simboleggiare l’orologio biologico di Ally, che compare sotto forma di dispettosa visione, gli autori hanno inserito, invece del tradizionale ticchettio, l’immagine 3D di un neonato danzante. Il bebé, vestito solo di pannolino, tormenta la protagonista con improvvise apparizioni, ballando sulle note del brano pop di B.J. Thomas Hooked on a Feeling (Ooga Chaka).

La buffa creatura virtuale, nota come The Dancing Baby (o The Baby Cha-Cha) tornerà poi in altri episodi della stessa serie, e non mancherà di presenziare in numerosi altri prodotti culturali mainstream, tra cui uno spot di Blockbuster, il videogame Silent Hill 4 e, in versione parodica, una puntata dei Simpson (quella in cui Homer crea il suo primo sito web).
Se agli occhi del pubblico televisivo il bimbo ballerino era solo un espediente narrativo – che tuttavia si guadagnò da subito un posto d’onore nei cuori dei fan della serie – per il popolo del web la sua immagine significava molto di più. Stiamo parlando infatti di quello che è ormai universalmente riconosciuto come il primo “Internet Phenomenon” della storia (1996-97).

Nato come animazione 3D di un bambino impegnato in strani movimenti di danza (simile a un cha cha cha e originariamente privo di audio), The Dancing Baby, che circolò perlopiù sotto forma di gif animata, era un file di prova rilasciato nell’autunno del 1996 per promuovere il lancio di uno dei primi software di rendering tridimensionale, Charachter Studio, appendice di 3D Studio Max (entrambi della Autodesk). Il team di sviluppo del software, guidato da Michael Girard, non aveva idea della popolarità che lo strano bambino avrebbe guadagnato negli anni: “È successo tutto per caso”, dichiarava Girard in un’intervista rilasciata nel 1998 al magazine Palo Alto Weekly. “Se poi si guarda con più attenzione, è un’immagine un po’ disturbante: non ha espressione facciale e balla con movenze da adulto”. In effetti la principale motivazione della sua popolarità sembra risiedere proprio nel suo aspetto bizzarro, basato sui contrasti: tra il movimento raffinato di danza e le rigidezze dovute ai limiti del software di animazione, tra le fattezze da neonato e la fredda inespressività del volto.
Una volta comparso in tv, il bambino danzante aumentò e rafforzò la propria fama, generando migliaia di cloni e di versioni modificate di se stesso. E completando così il suo ciclo vitale con l’effetto collaterale principale di ogni web-fenomeno che si rispetti: quello dell’infinita mutazione.

Ecco allora comparire Dancing Baby cowboy, motociclisti, ubriachi, 007, prestigiatori, fumatori, politici e supereroi. Per non parlare delle versioni danzerecce, in cui a cambiare sono sia la colonna sonora (disco, heavy metal, jazz, hip hop) che la coreografia.

The Pepper Spraying Cop

Il video l’abbiamo visto tutti, e continua a rimbalzare sui social network di tutto il mondo (un po’ meno sui media tradizionali), suscitando indignazione e una comprensibile ridda di polemiche. Nel filmato, girato lo scorso 18 novembre, si vede Lt. John Pike, poliziotto in servizio presso la California University a Davis, spruzzare spray urticante direttamente negli occhi di uno sparuto gruppetto di studenti, seduti in dimostrazione pacifica in un viale del campus. Quello che colpisce, oltre all’atto in sé, è la nonchalance dell’ufficiale, che passeggia disinvolto di fronte ai ragazzi e li attacca con lo spray con l’aria di qualcuno che stia liberando la soffitta dagli scarafaggi. Queste immagini hanno fatto subito il giro del mondo e sono diventate uno degli emblemi del movimento di protesta statunitense, che trova il suo fulcro nel gruppo OWS (Occupy Wall Street), anch’esso sgombrato con la forza qualche giorno fa da Zuccotti Park, ma nient’affatto spento.

La potenza virale dell’immagine dell’ufficiale spruzzatore (“the pepper spray cop”) ha però superato i confini della semplice condivisione, trasformandosi in un vero e proprio “meme” (così vengono chiamati i contenuti virali sul web, specie quando contemplano infinite reinterpretazioni del tema originale). Da ieri sera John Pike ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella storia dell’arte, grazie a una serie di divertenti fotomontaggi che lo vedono inserito in alcune tele storiche: da Le dejuner sur l’erbe di Manet a La Grande Jatte di Seurat. Passando per Delacroix e Michelangelo. Da qualche ora, poi, sono apparse anche versioni un po’ più contemporanee, che coinvolgono Banksy e Marina Abramovic, e la catena non sembra destinata a fermarsi…

Star Wars Kid: il viral video prima di Youtube

Il video che ha come protagonista lo studente canadese Ghyslain Raza è uno dei più virali di tutti i tempi (un articolo della BBC del novembre 2006 parla di 900 milioni di views). Il filmato, girato il 4 novembre 2002 in un piccolo studio allestito nella scuola superiore del ragazzo, in Quebec, mostra Raza, allora quindicenne, mentre fa roteare un’asta di quelle usate per recuperare le palline da golf, imitando le battaglie di Guerre Stellari. Il 19 aprile 2003, un compagno di scuola del futuro “Star Wars Kid” trova la registrazione, lasciata nel nastro per errore, e la mostra agli amici.

Tutti insieme decidono di fargli uno scherzo, riversano il video in digitale e lo uploadano sulla rete peer to peer Kazaa. Se consideriamo che l’episodio risale all’era pre-Youtube, e che quindi la condivisione dei contenuti video su Internet non era né semplice né immediata, la velocità di propagazione del fenomeno risulta eccezionale. Ci vollero solo due settimane perché il video facesse il giro del mondo. E dopo soli cinque giorni dalla sua comparsa in rete (il 24 aprile 2003) Bryan Dube, impiegato alla Raven’s Software, aggiunse gli effetti speciali, trasformando l’asta da golf in una vera spada luminosa. Il “ragazzino di Star Trek” era dappertutto: nei forum, nelle chat e nelle caselle e-mail, mentre, nel frattempo, le versioni alternative del video aumentavano (versione Matrix, Il Signore degli Anelli, Indiana Jones, con Yoda e con i Teletubbies).

Ghyslain Raza però non gradì l’improvvisa e non richiesta popolarità, sentendosi vittima di un dileggio di dimensioni globali, e la famiglia del ragazzo intentò una consistente causa per danni (225,000 dollari canadesi) contro gli studenti responsabili di aver diffuso online il video. I genitori dichiararono che il ragazzo aveva avuto bisogno di cure psichiatriche per lo stress ricevuto e che era stato costretto a lasciare la scuola.
Tuttavia, la diffusione del video in cui Raza, con tutta la sua goffagine adolescenziale, imitava i combattimenti con spade luminose di Darth Maul in Guerre Stellari, non può essere attribuita soltanto a un, pur presente, atteggiamento canzonatorio. Il video era linkato in tutti i più importanti siti web dedicati agli appassionati di tecnologia e di videogiochi, e il “ragazzino di Guerre Stellari” fu immediatamente “adottato” dal popolo dei nerd di tutto il mondo (tra i quali, com’è noto, si annidano i più grandi fan dei film di George Lucas). Vennero organizzate petizioni per far comparire Gaza come attore in un episodio della saga e persino una colletta per regalargli un iPod (per ricompensarlo di “tutti i guai che ha passato per divertirci”).

Storie di gente distesa. E di teste nel freezer

I memes non sono soltanto gif animate, personaggi bizzarri ed espressioni vernacolari. A volte, gli elementi replicanti prendono la forma del “comportamento”, dell’azione insensata, inutile e improduttiva. Qualcuno dà il via alle danze e milioni di persone seguono il suo esempio, replicando il comportamento iniziale secondo infinite varianti. L’azione viene reinterpretata, coverizzata, stravolta e ricopiata. Spostata di contesto, mescolata con nuovi elementi, reinventata.
Per chi ha un po’ di confidenza con l’arte contemporanea, non è difficile riconoscere in queste azioni il DNA di molte correnti artistiche fondamentali del secondo Novecento, come la performance art e l’arte concettuale. La performance come atto spontaneo, non teatrale e dis-funzionale. L’arte concettuale per la centralità accordata all’idea e alla sua formalizzazione in un set di “istruzioni”. Istruzioni eseguibili da chiunque.

Qualche esempio di comportamento / performance virale?

Planking, ossia sdràiati a pancia sotto nei luoghi più impensati, fatti una foto, mettila su Facebook. Di origine australiana.

Tag 241543903, ossia metti la testa nel freezer, fatti una foto, caricala su Flickr e aggiungi un tag numerico.

In questo caso, la commistione con l’arte è ancora più evidente. L’iniziatore del “gioco” è infatti David Horvitz, artista concettuale doc, che nell’aprile 2009 postò sul suo Tumblr una serie di “istruzioni” come parte di un progetto più ampio che cita famose opere degli anni Sessanta e Settanta (basta pensare agli instruction pieces di Yoko Ono).

Il prossimo quale sarà? E’ già arrivato, si chiama Owling…

P.S. nel freezer la testa ce l’ho messa anche io :-)

Thom Yorke balla

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla pubblicazione online del video di Lotus Flower, singolo del nuovo, atteso disco dei Radiohead, ma Thom Yorke che balla è già diventato un meme. Qui sotto trovate l’originale  e le derivazioni (in continuo aumento)…

Ah, c’è anche un Tumblr Blog a tema: Dancing Thom.

Bed Intruder: anatomia di un meme

Lui si chiama Antoine Dodson ed è il protagonista di uno dei più divertenti e dilaganti memes della storia del web. Originario di Huntsville, Alabama, Antoine ha fatto la sua comparsa in Rete nel luglio 2010, in un video caricato su Youtube. Il filmato era un breve servizio tratto da un telegiornale locale che raccontava la storia di un’intrusione in casa Dodson (sua sorella Kelly si era svegliata con un estraneo nel letto, messo poi rapidamente in fuga dalle urla e dall’arrivo dei suoi familiari).
Intervistato dai giornalisti della tv locale, Antoine rilasciò una bizzarra e accorata dichiarazione in cui esortava tutti a “nascondere i propri bambini, le proprie mogli e i propri mariti” e poi si rivolgeva direttamente al “bed intruder” sbeffeggiandolo e minacciandolo.

Il video divenne virale nel giro di pochi giorni, accumulando più di 4 milioni di views, e decine di parodie, citazioni e servizi giornalistici. Ma quello che renderà Dodson un mito definitivo è una canzone, “The Bed Intruder Song”, firmata dai fratelli Gregory, in cui la voce del ragazzo viene passata attraverso l’effetto “autotune” e montata su una base hip hop (canzone che ha poi scalato le classifiche di iTunes e Billboard).
A seguire, centinaia di cover della canzone, e poi grafiche, magliette e persino un costume di carnevale

Come molti altri fenomeni virali prima, anche “The Bed Intruder” segue uno schema riconoscibile, una progressione che comprende grosso modo quattro fasi: fama accidentale, diffusione virale, generazione di infinite parodie e versioni “mutate” e infine penetrazione nel circuito culturale mainstream.
In questa pagina di Knowyourmeme, trovate un’analisi dettagliata del fenomeno, con tanto di numeri e grafici.

#songsincode

songsincode

songsincode tries to display either a title of a song or part of its lyrics (as some songs are more known by the refrain than their title – for example there is no such thing as “all the lonely people” by The Beatles) in code. This could be PHP, JavaScript or any other language…”

Anna Kournikova Deleted By Memeright Trusted System

David Rice’s perfidious short story ‘Anna Kournikova Deleted By Memeright Trusted System’ – from which curators Inke Arns and Francis Hunger have borrowed the exhibition title – deals with the concept of intellectual property: In 2065 stars – such as ex-tennis player Anna Kournikova – have their ‘brand’ protected by a satellite-based system that identifies unlicensed look-alikes and eliminates them via a strong laser beam. During a trip to the Pacific Rim, not officially cleared, the ‘real’ Anna Kournikova is identified as an imitation of herself and is consequently eliminated by the system.

Art in the Age of Intellectual Property. In mostra a Dortmund. Qui.