Una solenne incazzatura

Ad un mese esatto dal mio ultimo post, riemergo dal caos primordiale innescato nella mia vita dal cambio di lavoro-città-casa. Non posso dire di aver trovato un assetto, ma intravedo la luce.
Ho navigato poco negli ultimi mesi, ma ho letto molto, soprattutto libri che erano nella lista delle priorità da anni/decenni. Uno di questi è “La vita agra” di Luciano Bianciardi. Oltre al consiglio bibliografico vi lascio anche il link ad un bellissimo filmato disponibile su Youtube (ma esiste anche una versione cinematografica del romanzo, diretta da Carlo Lizzani nel 1964). Si tratta di una trasmissione tv andata in onda sulla Rai nel 1962 in cui Bianciardi veste i panni del protagonista del libro (che è ampiamente autobiografico). La Milano dei primi anni Sessanta, il mito del miracolo economico che mostra precocemente i suoi risvolti disumani, il ritratto ironico e impietoso di certa industria editoriale…

“E’ la storia di una solenne incazzatura, scritta in prima persona singolare”.
(Luciano Bianciardi)

Dell’improbabile

Perdonate l’assenza. Qui i cambiamenti in corso sono molteplici (casa, lavoro, città) e sono offline molto più spesso del solito. Nelle mie rare navigazioni mi sono imbattuta nelle opere bizzarre di Krištof Kintera. Accumuli meccanici, congegni ibridi, coiti improbabili…

Crisalidi e processi

Riemergo dopo qualche settimana di vita (quasi) lontana dallo schermo. Come da tradizione ormai, inauguro la nuova stagione con un’immagine che interpreta un po’ il mio stato d’animo. Stavolta non potevo trovare niente di più azzeccato delle anatomie affascinanti, umide e aliene di Janaina Tschäpe. Perchè mi sento un po’ crisalide. O se preferite le metafore informatiche, un processo in standby…

Back from Irpinia

Tornata. Sana e salva. E grazie a Dio anche con le pile super-cariche. Mediaterrae è stato incredibile, un concentrato di energia, creatività, passione e vero scambio. Mi mancano già tutti. E mi mancano la tarantella, il caciocavallo, il preziosissimo divano di Sara, le risate, e persino la musica sparata a tutto volume la mattina per svegliarci. Ok, bando alla malinconia, lascio un po’ di link con foto e video. Si pensava di mettere su al più presto un blog per condividere i materiali e seguire il work in progress del DVD fino alla sua uscita. Vi tengo aggiornati…

(For non-speaking italian people: I’m back, I miss you all. Thanks a lot for the amazing week. Here are some photos and videos…)

Le mie foto
Le foto di Leandro
Le foto di Paolo
Burnt Friedman & Jaki Liebezeit – Anders Weberg & Robert Willim (video)
Deadbeat – Jeffers Egan (video)
Mediaterrae Night – Tarantella (video)
Rechenzentrum and Deadbeat/Jeffers Egan (video)
Burnt Friedman/Jaki Liebezeit /Anders Weberg/Robert Willim (video)

Roba da bambini (tipo me)

(2007) Questo post è una storia di coincidenze e connessioni circolari. Il sito di Davis&Davis me lo ha segnalato via email Arianna (grazie!). Tra le foto della serie Childish Things trovo questi pupazzetti piangenti (foto a sinistra). (1980 circa) Io quei pupazzetti piangenti ce li avevo quando ero piccola, ed erano i miei preferiti. (1997) Quando ho comprato il primo computer li ho fotografati e scansionati. Quella di destra è la foto del mio personale pupazzetto piagnone. Non è finita. Davis e Davis si autopresentano con un’intervista su Coagula (Most Art Sucks), la mia rivista culto dal 2003. Back to the future.

Break

Mi prendo un po’ di vacanza. Poco probabile l’apparizione di nuovi post nelle prossime due/tre settimane. Prima però vado qualche giorno ad Interferenze, festival di arte e musica digitale a San Martino Valle Caudina (3-5 agosto). Mi sono occupata della selezione dei video di cui potete trovare una lista qui. La manifestazione si preannuncia molto interessante, soprattutto nella sua fusione di digitale e campagnolo…

*update: qui trovate le foto scattate al festival

Cybereggs e altre storie


Cena memorabile sabato scorso al Combal.Zero di Rivoli. Più che una cena, in realtà, una performance visivo-gustativa-spettacolare. Al timone lo chef Davide Scabin. Impossibile raccontare le numerosissime sorprese, i sapori, gli odori, gli accostamenti e le invenzioni del “menu creativo”. Un’ora e mezza di stordimento puro. Che arriva a decostruire i piatti e i sapori, ma anche l’atto stesso del mangiare.
Se volete un resoconto dettagliato lo trovate qui; io vi segnalo il piatto più famoso di Scabin, perfetto nell’unione forma-gusto: le cybereggs. Uova di plastica da incidere con il bisturi (ma a tavola arriva anche un martello durante la serata) e succhiare voluttuosamente. All’interno, uovo crudo e caviale.
Gli altri piatti? Zuppizza, Harry Potter, Piolakit, Hambook, Ostrica virtuale…
Qui un articolo con gallery sulla cybercucina.

E di nuovo cambio casa…


Terzo trasloco in tre anni. Questa la ragione della mia assenza da queste parti (oltre ad uno snervante collegamento a 56k). Da stasera sono a Torino per Artissima, Triennale e compagnia bella. Report, foto e curiosità al mio rientro.

*photo di Joe Duggan

E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l’orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c’è nessuno come me.

E stasera sera do a lavare
il mio vestito per l’amore
cambio donna e cambio umore stasera
e stasera voglio uscire
che mi facciano parlare
voglio ridere e voglio bere
io stasera cambio amore
è tutto qui.

Ma sapere dove andare
è come sapere cosa dire
come sapere dove mettere le mani
e io non so nemmeno se ho capito
quando t’ho perduta
qui fioriscono le rose
ma dentro casa è inverno e fuori no.

E vendo casa per un motore
la soluzione è la migliore
un motore certamente può tirare
la mia fantasia un po’ danneggiata
e da troppo parcheggiata
e poi cambiare casa
come cambiano le cose così.

E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e mi trova che non ho concluso niente
io l’amore l’avevo in mente
ma ho conosciuto solo gente
e posso solo andare avanti
fintanto che nessuno è come me.

E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e scopro che non ho capito niente
e allora io stasera do a lavare
il mio vestito per l’amore
cambio donna e cambio umore
cambio numero e quartiere
fintanto che nessuno è come me.

[ivano fossati]

Due cose che si chiamano OIO


La prima è un film. Anzi, scusate, una cinepittura. Si tratta di un lungometraggio realizzato interamente riprendento pigmenti liquidi che si librano nell’aria. Le riprese sono poi state montate con abbondante postproduzione, ma l’effetto è decisamente riuscito, almeno a giudicare delle immagini e dal filmatino demo di OÏO. L’unica cosa che mi chiedo è se sia possibile sopportare una cosa del genere per 90 minuti (tale è la durata del DVD)…

La seconda cosa di nome OIO, richiamata alla mia mente da una leggiadra assonanza, è il miglior ristorante di cucina romana della città: “Da Oio a casa mia“. Piatto (vivamente) consigliato: tagliolini cacio e pepe.

Musicista in forma di pera


Durante le ferie sono stata ad Honfleur, delizioso porticciolo della Normandia, famoso, tra le altre cose, per aver ospitato diversi impressionisti (tra cui Eugene Bodin, che vi abitava stabilmente). Meno nota la presenza nella cittadina della casa di Erik Satie. La sua abitazione è stata trasformata, da qualche anno a questa parte, in una sorta di museo multimediale a lui dedicato. A parte qualche dettaglio da Luna Park di periferia, presenta alcune soluzioni molto suggestive, come il piano che “suona da solo” nella candida stanza all’ultimo piano dell’edificio.
Ma la cosa più buffa si trova proprio all’entrata, dove il visitatore viene accolto da un’enorme pera volante, che sbatte le ali sulle note di Gymnopedie. Nel 1903, il geniale musicista francese aveva infatti composto “I tre pezzi in forma di pera”. Sul depliant del museo dicono che simboleggi la sua anima che si libra verso il cielo dopo la sua morte.

Capolinea

E’ veramente ora che me ne vada in vacanza. Stanotte ho sognato che ero al cinema e mentre vedevo un film con i sottotitoli mi sfuggiva completamente il senso di un dialogo. Beh, sapete cosa ho fatto? Ho tirato fuori un telecomando e ho mandato indietro la sequenza. Ma non spingendo REW, CLICCANDO sul pulsante BACK del browser…

Parola di papà


Roma, domenica sera. Pizzeria all’aperto in zona Monteverde. Papà e bambino paffuto mangiano una sontuosa pizza margherita. Ad un certo punto il padre fa: “Te l’ho detto tante vorte. Nun te lo devi scordà. Chi nun parla, soffre!!!”

Stati d’animo


Sono stata allo Stadio Olimpico a vedere i R.E.M. venerdi scorso (snobbando con molta nonchalance e orgoglio pop il vernissage della Biennale). Mi è rimasta in testa questa strofa, che si accorda in dissonanza con il mio stato d’animo.

they claim to
walk unafraid
I’ll be clumsy instead

Catenine di Sant’Antonio

Nonostante la mia storica avversione per questo tipo di catene, cedo e rispondo.

# Peso dei files musicali nel mio disco esterno: Circa 15 GB
# L’ultimo CD che ho comprato: Velvet, 10 motivi
# Canzone che sto ascoltando ora: Travis, Baby one more time
#Cinque canzoni che ascolto spesso: Gary Jules, Mad World / Starsailor, Four to the Floor / The Pixies, Where is my mind / Blur, Parklife / Talk Talk, It’s my life
# Cinque a cui passo il testimone: si accettano candidature spontanee

Ode alle dolci serate in enoteca

Signore hai fracassato la caraffa colma di vino.

Signore mi hai sbattuto la porta della vita in faccia.

Hai rovesciato per terra il vino sincero, mi venga

Un colpo se non sei un ubriacone, Signore.

OMAR IBRAHIM KHAYYAM

(Poeta persiano, XI-XII secolo)

p.s. ciao federico

Il barista salutista

Può capitare, in fondo. Può succedere che vai in un bar, ordini un caffè decaffeinato e il barista sorridente te lo fa. Poi può anche capitare che mentre lo sorseggi lui si addentri in dettagliate descrizioni sul dannosissimo processo industriale a base di ammoniaca per eliminare la caffeina. E poi prosegua su quello, anche peggiore, di sbiancamento dello zucchero. E poi ti ricordi che per digerire un comune cappuccino ci vogliono 4 ore. E che la dieta mediterranea non è così sana come dicono. Per finire con la rivelazione shock: nelle Pringles non c’è traccia di patata!

Piccole storie di ordinaria paranoia. Vero Chiara ? ;-)

Valentina strikes back

Eccomi qua, sono tornata. Alive and kicking, nonostante tutto. Le notizie sono due, una bella e una brutta. Io ho sempre pensato che fosse meglio sentire prima quella bella perchè almeno te la godi in santa pace. Se invece ti becchi quella brutta subito poi l’altra deve essere TROPPPOOOO bella per rimetterti su.

Teorie a parte, la buona notizia è che ho cominciato finalmente a scrivere il mio tanto sospirato libro. Ho lasciato da parte molte altre mansioni secondarie per dedicarmi solo a questo progetto. Almeno fino a giugno.

La notizia è buona perchè nei prossimi mesi sarò certamente una persona migliore, più allegra, concentrata e bendisposta verso il prossimo. Questo è sempre stato l’effetto che hanno su di me lo studio e la scrittura. Passando alla cattiva notizia: non so quanto riuscirò a curare questo benedetto blog, che ho tanto bistrattato negli ultimi due mesi. Però non voglio tirarmela ed emulare William Gibson, che chiude il blog quando comincia a scrivere romanzi. Quindi sarò intermittente, ma non troppo.

Per un attimo l’ho pensato

Secondo me la pagina di pubblicazione di blogger si emoziona quando mi vede arrivare, vista l’estrema rarità delle mie apparizioni. Il risvolto più interessante di tutta la faccenda è che a quanto vedo amici e parenti deducono informazioni sulla mia salute mentale e sul mio ritmo di vita dalla frequenza e dal tono dei miei post. Mi telefonano preoccupati pensando che abbia optato per la legione straniera. Oppure teorizzano un mio prossimo e inevitabile moto di rigetto verso la tecnologia.

Ma ora basta scusarsi e cambiamo argomento. Ne ho viste di cose in questo periodo (mostre, film, amici dispersi, albe e tramonti), ma c’è un dialogo che mi è rimasto impresso e che mi gira in testa più di tutto il resto:

“You didn’t think it was going to be that easy, did you?”

“You know, for a second there… yeah, I kinda did”

La riconoscete? Sono Liucy Liu e Uma Thurman in KIll Bill.

Beh, anche io, per un attimo, l’ho pensato…E mi sa che mi sbagliavo. Non è per niente facile.

La seconda che hai detto…

Mamma mia. E’ passato quasi un mese dal mio ultimo post. Cosa significa? Che la mia vita sta diventando un tantino troppo frenetica. Che dormo poco, lavoro troppo e soprattutto sono sempre troppo stanca per postare…

Non ho risposto.

Ricominciamo daccapo. L’ultimo post risale al 25 di ottobre. Come mai? Perchè non riesco a navigare molto, perchè non ho letto i giornali e ho guardato solo le figure, perchè ho un nuovo lavoro scassapalle ma bisogna pure campare?

Non mi convinci, bella…Tenta ancora.

Si accettano proposte

Attenzione: sto per fare un uso iper-personale e molto scorretto di questo spazio.

Mettete il caso che: io scrivo per una testata giornalistica per oltre un anno; non mi pagano (nonostante le ripetute promesse); la redazione mi tratta pure male; io decido a malincuore di abbandonare il progetto. Poi vedo il giornale in edicola, lo sfoglio e scopro che nella mia ex-rubrica c’è un articolo di una tizia che è un plagio/maldestra scopiazzatura di un mio articolo di oltre tre anni fa (pure bruttarello devo dire…).

Ecco, io adesso vorrei da tutte le persone che leggeranno questo post suggerimenti su possibili meccanismi di: ritorsione, rappresaglia, venedetta, sabotaggio et similia.

Sono tutta orecchi.

Do’stava (e che faceva)?

Sono di nuovo nell’afosa Roma. Al momento bunkerata in casa con l’aria condizionata a tutta birra. Nelle scorse settimane sono stata in Friuli, in Slovenia e in Croazia. Ho visto molte città straordiarie e spiaggette paradisiache: ho dormito più di quanto un essere umano possa realisticamente riuscire a fare, mangiato a quattro ganasce e letto finalmente qualche romanzo. Di arte non ne ho vista granchè ma qualche cosetta nei prossimi giorni ve la racconto. Qualche computer collegato l’ho effettivamente trovato, ma, lo confesso, la nullafacenza si era completamente impossessata di me. E’ uscito il mio primo articolo su Gulliver, nel numero di agosto. Argomento: progetti d’arte wireless. Ho invece smesso, dopo un anno e mezzo, di scrivere su Next Exit per problemi di incompatibilità con la redazione.

Ah, dimenticavo il lieto evento: tra 3 giorni, il 10 agosto, RANDOM compie due anni. La sua mamma è molto orgogliosa :-)

Chiuso per ferie

Domani parto per le vacanze. E meno male perchè altri due giorni di lavoro e finivo in qualche trafiletto di cronaca nera del Messaggero. Se un computer collegato ad Internet incrocerà, per caso, la mia strada, far? qualche comparsata sul blog. Altrimenti ci si scrive tra due settimane. Haloa!

Fuga da La Sapienza

Ieri sera, dopo una giornata massacrante di lavoro, sono letteralmente fuggita. Me ne sono andata al mare dai miei, dove posso dormire, cazzeggiare, andare in bicicletta, prendere il sole e soprattutto passare una 30ina di ore off line. Caldo e zanzare a parte sembra che la fuga infrasettimanale mi abbia fatto bene. Sono cos? rilassata che mi addormento ovunque. Zzzzz…..

Tormentone della settimana #2

Devo aver sentito troppa radio negli ultimi dieci giorni, date le migliaia di km percorsi in macchina. Mi sono sorbita tutta la heavy rotation dei singoli in uscita.

Non so come ho fatto, ma con uno sforzo di concentrazione estremo sono riuscita a liberarmi dal ritornello di Bonito di Jarabe de Palo (che è praticamente Depende ma con un nuovo testo).

Invece sono stata tutto il weekend a canticchiare:

Fiori d’arancio, Carmen Consoli (2003)

ritornello

Ricordo il giorno del mio matrimonio,

l’abito bianco di seta ed organza,

nessuno sposo impaziente all’altare,

soltanto un prete in vistoso imbarazzo.

note e curiosità

La mia migliore amica (quella storica del liceo) sta per sposarsi e io so già che piangerò assai alla cerimonia. Mi sono sempre commossa davanti ai riti nuziali, perfino quando guardavo Scene da un matrimonio di Mengacci su Retequattro…

Vernice Fresca

Abbiamo passato metà di questo ponte del 25 aprile a ridipingere le pareti di casa. Ho ancora gli schizzi di vernice qua e là e dolori muscolari sparsi, ma vuoi mettere la soddisfazione? Tra l’altro, questa cosa di dipingere ce l’ho nel DNA io, mica cavoli.

Mio nonno era imbianchino e aveva la mania di dipingere qualunque cosa gli capitasse a tiro: scatole, spazzole, tavoli, sedie…La sua bicicletta aveva più strati di una parete palinsesto del VII secolo d.C. Grattando potevi risalire a tutte le epoche egli stili precedenti: giallo canarino, rosa antico, verde pisello…Quale fosse il colore originale, però, non l’ho mai saputo.

Crescendo devo aver male interpretato questa vocazione ereditaria ostinandomi a voler frequentare il Liceo Artistico. Per fortuna mi sono resa conto in tempo di non essere una pittrice. Qualche mio quadro ancora sopravvive per casa dei miei genitori, ma quando qualcuno mi chiede notizie sull’autore io li attribuisco ad un naif russo degli anni Venti…L’unica cosa che ancora mi diverto a fare sono i murales in camera di mio nipote, lui si che apprezza!