Vintage memes: the Dancing Baby

Nel dodicesimo episodio della prima stagione di Ally McBeal, popolare serie tv a tema sentimental-forense, la protagonista è vittima di singolari allucinazioni. Il telefilm, andato in onda negli Stati Uniti il 5 gennaio 1998 sul canale FOX, mostra l’avvocatessa (interpretata dall’attrice Calista Flockhart) tesa tra il desiderio sessuale e un senso di colpa – tutto femminile – nei confronti delle pulsioni carnali prive di coinvolgimento affettivo. Per simboleggiare l’orologio biologico di Ally, che compare sotto forma di dispettosa visione, gli autori hanno inserito, invece del tradizionale ticchettio, l’immagine 3D di un neonato danzante. Il bebé, vestito solo di pannolino, tormenta la protagonista con improvvise apparizioni, ballando sulle note del brano pop di B.J. Thomas Hooked on a Feeling (Ooga Chaka).

La buffa creatura virtuale, nota come The Dancing Baby (o The Baby Cha-Cha) tornerà poi in altri episodi della stessa serie, e non mancherà di presenziare in numerosi altri prodotti culturali mainstream, tra cui uno spot di Blockbuster, il videogame Silent Hill 4 e, in versione parodica, una puntata dei Simpson (quella in cui Homer crea il suo primo sito web).
Se agli occhi del pubblico televisivo il bimbo ballerino era solo un espediente narrativo – che tuttavia si guadagnò da subito un posto d’onore nei cuori dei fan della serie – per il popolo del web la sua immagine significava molto di più. Stiamo parlando infatti di quello che è ormai universalmente riconosciuto come il primo “Internet Phenomenon” della storia (1996-97).

Nato come animazione 3D di un bambino impegnato in strani movimenti di danza (simile a un cha cha cha e originariamente privo di audio), The Dancing Baby, che circolò perlopiù sotto forma di gif animata, era un file di prova rilasciato nell’autunno del 1996 per promuovere il lancio di uno dei primi software di rendering tridimensionale, Charachter Studio, appendice di 3D Studio Max (entrambi della Autodesk). Il team di sviluppo del software, guidato da Michael Girard, non aveva idea della popolarità che lo strano bambino avrebbe guadagnato negli anni: “È successo tutto per caso”, dichiarava Girard in un’intervista rilasciata nel 1998 al magazine Palo Alto Weekly. “Se poi si guarda con più attenzione, è un’immagine un po’ disturbante: non ha espressione facciale e balla con movenze da adulto”. In effetti la principale motivazione della sua popolarità sembra risiedere proprio nel suo aspetto bizzarro, basato sui contrasti: tra il movimento raffinato di danza e le rigidezze dovute ai limiti del software di animazione, tra le fattezze da neonato e la fredda inespressività del volto.
Una volta comparso in tv, il bambino danzante aumentò e rafforzò la propria fama, generando migliaia di cloni e di versioni modificate di se stesso. E completando così il suo ciclo vitale con l’effetto collaterale principale di ogni web-fenomeno che si rispetti: quello dell’infinita mutazione.

Ecco allora comparire Dancing Baby cowboy, motociclisti, ubriachi, 007, prestigiatori, fumatori, politici e supereroi. Per non parlare delle versioni danzerecce, in cui a cambiare sono sia la colonna sonora (disco, heavy metal, jazz, hip hop) che la coreografia.

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