Luciano mi ha comunicato l’esistenza di questo libro. E Giulio ne fornisce un gustoso estratto:
Rino si rendeva conto di far pena. Un laureato in lettere disoccupato è una vista che spezza il cuore ai sassi. Un laureato in lettere disoccupato è uno che ha preso l’autostrada della vita, ha seguito per sbaglio dei cartelli di lavori in corso e adesso non sa più come rimettersi in corsia. Niente al mondo è più inutile di un laureato in lettere disoccupato. Un asteroide caduto fuori dalla sua galassia ha più motivo di esistere di un laureato in lettere disoccupato. Un neutrino che vive per un miliardesimo di secondo porta più contributi all’universo di un laureato in lettere disoccupato. Una mutazione genetica sterile è più soddisfatta del suo ruolo nell’evoluzione della specie di quanto non lo sia un laureato in lettere disoccupato. Per questo a Rino non dispiaceva l’idea di vivere per una settimana nel palazzo di Renato […] dove tutti i laureati in lettere avevano un lavoro. Era come traghettare l’Acheronte al contrario ed essere riammesso tra i vivi…
Alessandro Carrera, La meravigliosa vita dei laureati in lettere, Sellerio 2002

I’m gonna fight ’em off
Sta passando “l’arrotino, l’ombrellaio”. Quello che ripara ombrelli, arrota “forbici, forbicine, forbici da giardino, coltelli da prosciutto”. Ma la parte che amo di più è: “DONNE! La vostra cucina a gasse fa fumo? Noi togliamo il fumo dalla vostra cucina a gasse”.
Libertà, si sa, è una parola consunta e abusata. Tra i molti usi impropri l’ultimo trend sembra quello di appellarsi alla “libertà” per nascondere la mancanza di un’idea coerente, di un progetto, di un giudizio di valore, di un punto di vista.
Sono di nuovo nell’afosa Roma. Al momento bunkerata in casa con l’aria condizionata a tutta birra. Nelle scorse settimane sono stata in Friuli, in Slovenia e in Croazia. Ho visto molte città straordiarie e spiaggette paradisiache: ho dormito più di quanto un essere umano possa realisticamente riuscire a fare, mangiato a quattro ganasce e letto finalmente qualche romanzo. Di arte non ne ho vista granchè ma qualche cosetta nei prossimi giorni ve la racconto. Qualche computer collegato l’ho effettivamente trovato, ma, lo confesso, la nullafacenza si era completamente impossessata di me. E’ uscito il mio primo articolo su
Mi ci sono imbattuta per caso un po’ di tempo fa e l’ho subito amata. Si tratta di
La diatriba è un po’ vecchia, ma mi è tornata in mente ieri sera mentre assistevo, un po’ annoiata, al concerto di Alanis Morrissette a Piazza del Popolo. Una delle sue canzoni più carucce, Ironic, ha un testo assurdo. La cantante canadese sfodera una sfilza di esempi di presunte situazioni “ironiche”. Peccato che non ce ne sia UNA a cui possa essere applicato il concetto. Forse l’unica vera ironia è questa…
Fiori d’arancio,
Se qualcuno per caso si fosse domandato: “ma questa che fine ha fatto?”, faccio un saltino nel mio blog per rassicurarlo. Non sono affogata in laguna, non mi ha stroncato un’insolazione, non ho (ancora) deciso di cambiare mestiere. Anche se dopo sti 4 giorni di Biennale erano i tre eventi con maggiore probabilità di avverarsi.