
Si chiama Harma Heikens, e dà forma scultorea all’inquietudine.
I suoi lavori sono qui e qui.
[via andreaxmas]

Si chiama Harma Heikens, e dà forma scultorea all’inquietudine.
I suoi lavori sono qui e qui.
[via andreaxmas]

21st Century Bunny is, like most bunnies, always alert…
Vigilant.
At all times.
Predators are everywhere.
Waiting for that one little moment he lets his guard down.
Stressed out, sleep-deprived, paranoid, unstable…
Tired of living in fear, 21st Century Bunny has armed himself.
All he ever wanted was to protect his way of life.
But, sadly, he’s become a danger to others.
Justin Novak
[via bunnylicious]

Michael Paulus ha radiografato, disegnandoli, tutti i personaggi dei fumetti più famosi (Hello Kitty, Charlie Brown, Betty Boop, Pikachu…). Con risultati a volte esilaranti. Ora il coreano Hyungkoo Lee realizza, sullo stesso concept, una serie di sculture tutto sommato meno azzeccate. Fatta eccezione per Bugs Bunny…
[via drawn]

I Thought I Was The Audience And Then I Looked At You è un’installazione in progress dell’artista inglese Ruth Claxton. Un agglomerato di stauine in porcellana trasfigurate da inserti color arcobaleno…

Forse non era proprio quello che intendeva Philip K. Dick, ma le pecore telefoniche di Jean-Luc Corner sono bellissime. Sono al Museum für Kommunikation di Francoforte…

Mi rassegno. E’ di nuovo estate. Mentre combatto con il tasso di umidità e la temperatura percepita, vi segnalo questa bizzarra coppia di statue svestite. A sinistra Hymn, di Damien Hirst (1996), a destra uno strepitoso toy firmato Kaws.
[via intoyswetrust / thanks andrea!]

Avevo già segnalato la mostra di Gabriele Picco, Nuotatori di lacrime. Ma ora non posso fare a meno di bissare per condividere la visione di questa bellissima scultura.
[via gattodischroedinger]

Un bellissimo set di foto dedicato alle opere di Ron Mueck. E le sue grandezze spaventose…

Carla Mattii realizza delle scansioni 3D di forme vegetali (piante e fiori) e le rielabora con programmi di modellazione. Poi le trasforma in veri e propri kit di assemblaggio in nylon sinterizzato. La natura come sistema da ricombinare e ricostruire…
Domani inaugura una sua personale a Milano presso lo Spazio Symphonia.

Shary Boyle realizza disegni, illustrazioni, pitture e proiezioni video. Ma le sue piccole sculture in plastilina o porcellana dipinta sono la parte più affascinante del suo prismatico, acquarellato, fiabesco, sensuale, inquietante e psichedelico immaginario.

Lo scultore olandese Herman Makkink non è molto famoso. Se non per un’opera, entrata nell’immaginario collettivo grazie a Stanley Kubrick, che l’ha scelta per una scena di Arancia Meccanica. Sto parlando di Rocking Machine, la porno-scultura dondolante. Sono in vendita 6 nuovi esemplari dell’oggetto, oltre ad un originale restaurato del 1969.
[via cool hunting]

L’artista coreano Dong Wook Lee dà vita a strane creature. Tutte alte due mele o poco più. Ma anche meno…
Un suo lavoro è attualmente esposto a Modena nella mostra Egomania.
Nella foto: Green Giant, 2003

“This is the sex blogger. She works for a high rated site, writing about sex, new toys, and adult trends today. She slips into a something slinky, and relaxing, and starts right in with work. This can be a tedious job. You have to read different sites for ideas. Copy articles, pictures etc. There are sex toys to try out, which is very exhausting.”
[via sexblo.gs]

Le opere di Begoña Morales. Ovvero la scultura come fermo immagine…
[via exibart]

Alla Konsthall di Malmö sta per inaugurare una grande mostra del brasiliano Ernesto Neto. Tra i suoi lavori, sempre di enorme suggestione, vi segnalo Humanoids, sculture morbide che i visitatori sono invitati a indossare. Infilandocisi dentro tramite piccole e scomode aperture. Per provare l’esperienza di una nuova, aliena, corporeità.

All’interno della mostra Notre histoire, allestita al Palais de Tokyo di Parigi, spicca l’opera di Adel Abdessemed, Habibi (2003). E’ uno scheletro umano gigantesco, sospeso, lungo 17 metri. Ehm. Mai sentito parlare di Gino De Dominicis? Il suo Calamita Cosmica (1990 – 24 metri di lunghezza), di gran lunga più inquietante, con il naso da pinocchio e la lancia nella falange, è stato di recente ricostruito ed esposto ad Ancona (Mole Vanvitelliana, giugno – ottobre 2005).

Il progetto londinese Fourth Plint si propone di utilizzare un plinto di Trafalgar Square rimasto vuoto (costruito nel 1841 per accogliere una statua equestre mai realizzata) per esporre, a rotazione, opere di artisti contemporanei. Proprio ieri è stata scoperta la statua ritratto che Marc Quinn ha dedicato all’artista disabile Alison Lapper. La scultura (Alison Lapper Pregnant) ritrae la donna quando era incinta di suo figlio Parys, che oggi ha cinque anni. Inevitabili le polemiche, opposti i punti di vista: c’è chi vede la statua come una celebrazione della vita, chi solo una sensazionalistica spettacolarizzazione dell’handicap. L’opera rimarrà sul suo piedistallo per 18 mesi, dopodichè passerà il testimone al più innocuo (e appropriato per una piazza) “Hotel per uccelli” di Thomas Schütte.
qui un articolo del guardian
qui un articolo sulla storia di alison lapper

Lo scultore olandese Pii, in occasione della sua personale alla galleria Spectrum di Londra, ha lanciato un “modello” di iPod scolpito nel legno. Secondo le sue stesse dichiarazioni, l’oggetto servirebbe come surrogato del vero lettore mp3 per aiutare tutti gli “addicted” del mondo a disintossicarsi dall’uso eccessivo e difendersi così dal rischio di sordità ed isolamento sociale. Il suo Piipod è stato infatti “disegnato appositamente per non essere in grado di riprodurre file musicali”. Tuttavia, se messo in tasca, offre la sensazione di portarsi appresso un vero iPod. Un po’ come le sigarette di plastica…
Alla galleria Spectrum espone invece una tavola imbandita con calchi in bronzo di computer iBook (Laptop Dinner) ripieni di riso e mais geneticamente modificati.
[via the guardian]

In un mondo ossessionato dal peso (corporeo, fisiologico, morale, finto, vero e presunto), in continua oscillazione tra leggerezze iperfluttuanti, pensieri anoressici e bulimie informative, gli artisti non potevano stare a guardare. Dopo le case e le macchine ciccione di Erwin Wurm, simpatiche e inquietanti allo stesso tempo (pensate che la macchina obesa PARLA!), arriva la sedia antropomorfa oversize dei designer olandesi Janneke Hooymans and Frank Tjepkema. Con tanto di tatuaggione.
[via popgadget]

Si chiama Abbracciami stretto e l’autrice è la svedese Anna Jahnsson.