Pare normale…


Non una ma addirittura due mostre americane parlano del rapporto tra tecnologia e occulto. Tra visibile e invisibile, tra normale e paranormale. The Perfect Medium: Photography and the Occult al Metropolitan Museum e Blur of the Otherworldly: Contemporary Art, Technology and the Paranormal al Center for Art and Visual Culture (UMBC). Dalle fotografie ottocentesche alle visioni contemporanee. Una buona occasione per mettere in discussione, ancora una volta, la presunta affidabilità della ripresa meccanica e le pretese di realismo di ogni mezzo.

[via newsgrist]

Una boutique nel deserto


Michael Elmgreen e Ingar Dragset sono una coppia di artisti scandinavi residenti a Berlino. Le loro installazioni sono visioni materializzate. In Italia li avevamo visti nel 2003, quando avevano fatto sbucare dal pavimento della Galleria Vittorio Emanuele a Milano, come uscita da una galleria turistica sotterranea, una macchina (la Uno bianca) con tanto di roulotte al seguito.
Una decina di giorni fa, invece, hanno fatto comparire, come portato da un tornado, un negozietto Prada in mezzo al deserto del Texas. Sembra in tutto e per tutto una boutique, solo che non ha nessuna porta d’ingresso. Una sorta di scatola del desiderio che non si può aprire. Non solo, la cosa interessante è che non è prevista, in futuro, nessuna opera di sorveglianza o manutenzione della “scultura”, che quindi subirà le intemperie, il tempo e i probabili atti di vandalismo. Diventando una specie di rudere dell’epoca della fashion-addiction.

articolo di artforum
articolo del nytimes (iscrizione richiesta)

La sposa messa a nudo…


La Sposa Cadavere messa a nudo dai suoi autori… anche. In attesa dell’arrivo del film nelle sale italiane (previsto per le feste natalizie), ci possiamo leggere un gustosissimo dietro le quinte che spiega, tecnicamente, come è stato realizzato. Si tratta del primo lungometraggio in stop motion costruito interamente montando foto digitali con Apple Final Cut Pro.
La conclusione dell’articolo è degna di nota: “Digital filmmaking has long been considered a trade-off compared to 35mm filmmaking; digital was cheaper or could do things impossible with film, but at a cost to overall image quality. With Corpse Bride, this is no longer the case.”

*update: scopro, con immenso giubilo, che il film esce il 28 di ottobre

Puffi sotto le bombe


L’UNICEF ha lanciato in Belgio un breve video in cui il mitico villaggio dei puffi viene sconvolto da un pesante bombardamento. Con tanto di morti, feriti, incendi e urla. Lo scopo sarebbe sensibilizzare nei confronti degli orrori della guerra.
Uno dei realizzatori dello spot, intervistato, ha dichiarato che secondo il progetto iniziale, il video doveva essere molto più scioccante: “We wanted something that was real war – Smurfs losing arms, or a Smurf losing a head -but they said no.”

[via the telegraph]

Vatican Air Force


A Roma, presso la galleria De Crescenzo e Viesti c’è una mostra di Antonio Riello intitolata Lavori Romani. Dopo aver realizzato le famose Ladies Weapons, e dopo la trasformazione del più grande museo italiano nell’atrio di un aeroporto, l’artista veneto sforna modelli in scala di aerei e navi da guerra minuziosamente decorati e dipinti. Caccia da combattimento che potrebbero appartenere ad una ipotetica Vatican Air Force o sottomarini di una Legione Romana Sottomarina con tanto di SPQR e fregi imperiali. C’era anche un kitchissimo San Pio Rocket.

Rispondere allo spam


Con lo spam combattiamo quotidianamente, in alcuni casi abbiamo imparato a conviverci. A volte ci diverte persino. Con le sue immagini improbabili, i suoi slogan sgrammaticati, i suoi maldestri tentativi di personalizzazione. Ma nonostante tutto, rimaniamo privi di armi efficaci per combatterlo. Jonathan Land invece di cestinare i messaggi ha risposto. A tutti e nel merito delle richieste ricevute. Il risultato è esilarante, intelligente, provocatorio. The Spam Letters è un sito e un libro. Qui, invece, un blog-archivio delle immagini prese dai messaggi di spam. Con commenti illustri.

[via neural]

La fabbrica di cioccolato


Che mi sarebbe piaciuto lo sapevo già. Ma un Tim Burton così scanzonato, trash e citazionista non me lo aspettavo. Il film è infarcito di richiami alla storia del cinema (i film di Ester Williams, Kubrick, Hitchcock), ma soprattutto, per la prima volta, Burton si auto-cita esplicitamente e senza ritegno. Tra tutte le perle gettate qua è là nella pellicola quella che preferisco è la scena in cui si tosano delle pecore dal vello rosa, evidente richiamo ai golfini d’angora total pink di Ed Wood. Ultima considerazione: in alcune scene la cura estetica di inquadrature, ombre e colori è talmente alta che sembra di vedere Matthew Barney (perdonate l’allucinazione da critico d’arte in sovraccarico di immagini).

Trash on trash


L’idea è bella, bisogna ammetterlo. Una mostra sul tema della celebrità. Si chiama “Superstars” ed inaugura alla Kunsthalle di Vienna il prossimo 4 novembre con una parata di quasi duecento artisti di ogni età e provenienza. A partire dallo scontato Andy Warhol, fino a Helmut Newton, passando per Eva & Adele (la coppia di travestiti che da anni si aggira per le mostre internazionali in mise eccentriche).
E va bene che il tema, porta, necessariamente, a sguazzare nel trash, ma c’era proprio bisogno di principiare il comunicato stampa di presentazione della mostra con una citazione di…Jamelia???

I don`t know who you are,
But you must be some kind of superstar,
Coz you got all eyes on you no matter where you are.

(Superstar, Jamelia)

Robots


Ecco le creature robotiche in movimento di Nemomatic. Un’incredibile galleria di personaggi geniali, realizzati con materiali riciclati. Molto interessanti, forse per il fascino timburtoniano alla quale la sottoscritta è particolarmente sensibile, anche i mostri di Rude Design.

Tutto sulla Gioconda


L’opera d’arte per antonomasia. E, soprattutto, l’immagine di derivazione artistica più mediatizzata, remixata, citata e plagiata del mondo. Tanto potente da generare leggende, miti, romanzi, veri propri culti simil-religiosi. Ultimamente, la conservatrice del Louvre ha rilasciato un’intervista in cui, neanche troppo velatamente, dichiara l’insofferenza verso un patrimonio tanto ingombrante.
In Rete ci sono un paio di siti estremamente interessanti dedicati alla Monna Lisa. Uno è il monumentale Mona Lisa Images for a Modern World, website enciclopedico sulle sorti iconografiche, iconologiche, mediatiche e di cronaca sulla donzella rinascimentale. Particolarmente utile, la sezione dedicata alle versioni “digitali” della Gioconda. Qui, invece, una versione numerica storica (1964, un computer CDC 3200, 100,000 pixel, 14 ore di lavoro).

Altre risorse:
Mona Lisa Mania
The Interactive Mona Lisa
Plastica Facciale alla Gioconda
Mona Lisa on the Web

Perfect Partner


Kim Gordon dei Sonic Youth, il videoartista Tony Oursler e il filmmaker Phil Morrison hanno realizzato un lungometraggio a sei mani. Questa la descrizione del progetto tratta dal comunicato stampa:

“Somewhere between Godard’s Pierrot Le Fou and a thundering free rock freak-out, Perfect Partner is a surreal psychodrama-cum-road movie celebrating our society’s enchantment with automobile culture.”

Cos’altro dire? Ah si, dopo alcune tappe europee il film sarà visibile anche in Italia, all’Auditorium di Roma per il Romaeuropa Festival. Il prossimo 12 ottobre.

La relatività secondo Escher (Lego Version)


Su questo sito (raggiungibile solo tramite web archive)è possibile vedere una versione realizzata interamente con i mattoncini Lego del famoso “Relativity” (1953)di M.C. Escher. Tre diversi livelli di forza di gravità convivono nella stessa immagine. Qui c’è l’immagine di un’altra costruzione celebre di Escher, il Belvedere. Per capire come si possano trasferire alcune immagini “impossibili” in costruzioni reali è utile dare un’occhiata a “Escher for Real“.

[via caymag]

La foresta infinita


Auriea Harvey e Michael Samyn hanno fondato uno studio di game design che si chiama Tale of Tales. I loro videogiochi però sono senza obiettivi da raggiungere, senza punteggio e senza livelli. Sono delle esperienze immersive e conteplative. Scrivono:

“We claim the game space as an area where art can be made. Not the hip and oh so conveniently ironic art that we find in elitist galleries or museums. But a much more traditional and modest art. An art that is not afraid of making a statement. Or of pleasing the audience.”

L’ultima creatura di questo progetto è The Endless Forest. Scaricatelo e provate la sensazione di essere un cervo che vaga, senza meta, in una foresta misteriosa e sconfinata. L’altro aspetto interessante è che il gioco è confezionato sotto forma di screensaver.

Per approfondire il pensiero di Auria e Michael qui c’è un’intervista in italiano.

[via rhizome]

L’invasione dei conigli rosa


A Napoli, i Coniglioviola hanno costruito un grande roditore rosa gonfiabile in cui amoreggiare (e fare vjing). Nel frattempo, in Piemonte, ad Artesina, i Gelatin hanno piazzato (già dall’8 di settembre) un gigantesco coniglio rosa di pezza sopra a Colletto Fava. Per farci sentire un po’ lillipuziani. Il Pink Rabbit resterà lì fino al 2025, chissà di che colore sarà diventato per allora…

“attraversando paesaggi si trovano parecchie cose.
delle cose che si conoscono o qualcosa del tutto sconosciuto.
un fiore che non si è mai visto, un buco nel suolo o qualcosa di inesplicabile, tutto come cristoforo colombo un intero continente.
e poi dietro di una tale collina si trova all’improvviso un coniglio lavorato a maglia da una dozzina di nonne.”

[via wmmna / random]

Diamogli, ancora, spazio


L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

Calvino moriva il 19 settembre del 1985 a Siena. Vent’anni fa.

8 bit di nostalgia


I am 8 bit è una mostra che si è tenuta a Los Angeles la scorsa primavera. Hanno partecipato oltre 100 artisti impegnati a mettere su carta, pietra, legno e quant’altro personaggi, immagini e atmosfere dei videogames pixelati anni 80. Una galleria imperdibile di foto scattate all’opening la trovate qui.

[via selectparks]

L’isola che non c’era


Robert Smithson è l’artefice di alcune tra le più affascinanti opere di Land Art del secolo. Robert Smithson è famoso soprattutto per la sua Spiral Jetty. Come i pittori, che ogni tanto devono allontanarsi dalla tela per guardare il risultato d’insieme, anche Smithson sentiva la necessità di guardare le sue opere dalla giusta distanza. Solo che nel suo caso bisognava allontanarsi molto di più. Era necessario volare alto. E così, Robert Smithson è morto nel 1973 (a soli 35 anni) in un incidente aereo mentre sorvolava il deserto del Texas. A più di trent’anni dalla sua scomparsa, a New York si realizza finalmente uno dei suoi ultimi progetti: un’isola galleggiante che naviga attorno a Manhattan. Il NYTimes ha pubblicato un bellissimo speciale, con foto, video e una raccolta di articoli vecchi e nuovi sull’artista.

p.s. se avete problemi con la registrazione obbligatoria per leggere il NYT o altri siti, provate ad usare Bugmenot

Il quarto piedistallo


Il progetto londinese Fourth Plint si propone di utilizzare un plinto di Trafalgar Square rimasto vuoto (costruito nel 1841 per accogliere una statua equestre mai realizzata) per esporre, a rotazione, opere di artisti contemporanei. Proprio ieri è stata scoperta la statua ritratto che Marc Quinn ha dedicato all’artista disabile Alison Lapper. La scultura (Alison Lapper Pregnant) ritrae la donna quando era incinta di suo figlio Parys, che oggi ha cinque anni. Inevitabili le polemiche, opposti i punti di vista: c’è chi vede la statua come una celebrazione della vita, chi solo una sensazionalistica spettacolarizzazione dell’handicap. L’opera rimarrà sul suo piedistallo per 18 mesi, dopodichè passerà il testimone al più innocuo (e appropriato per una piazza) “Hotel per uccelli” di Thomas Schütte.

qui un articolo del guardian
qui un articolo sulla storia di alison lapper

Ars Electronica part III: i pupazzi


Ultima parte del resoconto diviso in aree tematiche di Ars Electronica 2005. Sorprendete affollamento di pupazzi, robottini, creaturine reali e virtuali. Nella sezione dedicata all’animazione meritano una segnalazione le rane di pezza (vicine parenti di Kermit) del video francese Overtime, omaggio al papà dei Muppets Jim Henson. L’animazione racconta di un gruppo di rane fantoccio che, di fronte alla morte del proprio creatore, non sanno inizialmente darsi una spiegazione e cercano di continuare la vita di tutti i giorni. In un bianco e nero raffinato e struggente.
Tra i pupazzi veri, spiccano i due filosofi di Watschendiskurs, impegnati in discussioni sulla teoria del linguaggio. Citano Wittgenstein e proverbi russi sul tempo. Ogni tanto si schiaffeggiano e cambiano argomento.
Infine, il dispettoso Pussy Weevil, una creaturina verde che vive dentro uno schermo. E reagisce alla presenza dello spettatore: Se si è lontani il suo comportamento è insolente, ma se ci si avvicina diventa timido e magari scappa pure. Sembra che l’intenzione fosse quella di fornire una “caustica parodia” dei comportamenti dei politici.

Story Tellers


L’affascinante pittura di Lorenza Boisi, in mostra dal 15 settembre presso la Galleria Federico Luger di Milano. Una figurazione semplice, ma densa di suggestioni, uno stile pittorico essenziale e costruttivo. Un mondo immaginario, fatto di mito, simbolo e sogno.