Due cose che si chiamano OIO


La prima è un film. Anzi, scusate, una cinepittura. Si tratta di un lungometraggio realizzato interamente riprendento pigmenti liquidi che si librano nell’aria. Le riprese sono poi state montate con abbondante postproduzione, ma l’effetto è decisamente riuscito, almeno a giudicare delle immagini e dal filmatino demo di OÏO. L’unica cosa che mi chiedo è se sia possibile sopportare una cosa del genere per 90 minuti (tale è la durata del DVD)…

La seconda cosa di nome OIO, richiamata alla mia mente da una leggiadra assonanza, è il miglior ristorante di cucina romana della città: “Da Oio a casa mia“. Piatto (vivamente) consigliato: tagliolini cacio e pepe.

iPod de legno – iBook de bronzo


Lo scultore olandese Pii, in occasione della sua personale alla galleria Spectrum di Londra, ha lanciato un “modello” di iPod scolpito nel legno. Secondo le sue stesse dichiarazioni, l’oggetto servirebbe come surrogato del vero lettore mp3 per aiutare tutti gli “addicted” del mondo a disintossicarsi dall’uso eccessivo e difendersi così dal rischio di sordità ed isolamento sociale. Il suo Piipod è stato infatti “disegnato appositamente per non essere in grado di riprodurre file musicali”. Tuttavia, se messo in tasca, offre la sensazione di portarsi appresso un vero iPod. Un po’ come le sigarette di plastica…
Alla galleria Spectrum espone invece una tavola imbandita con calchi in bronzo di computer iBook (Laptop Dinner) ripieni di riso e mais geneticamente modificati.

[via the guardian]

Giocare a Tetris…correndo


A prima vista sembra una trovata tecnologica divertente. Il tetris giocato sulla facciata di un palazzo, accendendo e spegnendo le luci nelle stanze. Un po’ come Blinkenlights. Poi ci si accorge che non c’è un computer che controlla l’accensione delle luci, ma un gruppo di ragazzini che corre su e giù per corridoi e scale all’interno del palazzo. Il video si chiama Game Over ed è firmato da un team di russi, of course. Si chiamano Vadim Vyazantsev, Sergei Zilin e Dmitry Karpov. Imperdibile.

Taglia e cuci


Ricamo e cucito sono attività entrate a pieno diritto nel bagaglio tecnico degli artisti contemporanei. Gli esempi che si potrebbero citare sono tantissimi: l’amore per il ricamo di Francesco Vezzoli, le scene osè di Ghada Amer, il ricamo politico di Rainer Ghanal. Solo tre nomi presi a caso da almeno un centinaio di esempi possibili. C’è anche chi (microRevolt) considera il lavoro a maglia come un’attività rivoluzionaria, in un’epoca in cui tutto è industriale e standardizzato.
Negli ultimi giorni mi sono imbattuta in altri due esempi di cucito-ricamo fuori dagli schemi. Le opere “supercattive” di Patricia Waller e le toppe ricamate a mano di Mary Yaeger.

Nati per provocare

Un mensile tedesco (vai a capire per quale bislacco motivo) ha voluto intervistare l’artista concettuale-beffardo-svizzero Gianni Motti e la scrittrice-lolita-bestseller Melissa P.. Insieme. Lui è quello della saponetta fatta con il grasso facciale di Berlusconi. Lei quella del vendutissimo 100 colpi di spazzola. Il filo conduttore tra i due sarebbe… che sono due provocatori.
Lo racconta la stessa Melissa in un post sul suo blog. Pare che l’intervista sia durata addirittura 5 ore e che si sia finiti a parlare della morte del papa e dell’ostentazione della sua salma. Definita dai due “pura e semplice pornografia”. Provocatori…

The kill yourself game


Rebecca Cannon e Karen Jenkins hanno messo a punto un gioco in java per dispositivi mobili dedicato a chi non si sopporta più. Non ti piaci e vorresti farti fuori? Scegli un personaggio che ti assomiglia, seleziona il tuo grado di auto-odio e clicca play. Il gioco finisce quando il programma decide che ti sei auto-perseguitato a sufficienza…

[via selectparks]

Kissing Batman


La DC Comics minaccia la galleria Kathleen Cullen Fine Arts (Chelsea, NY) di intentare una pesante causa legale se gli acquarelli di Mark Chamberlain non verranno rimossi dalle pareti. I quadri in questione mostrano Batman e Robin in pose sfacciatamente omosessuali (baci, abbracci e nudità varie). La scena del bacio è molto romantica…

[via artforum news]

Musicista in forma di pera


Durante le ferie sono stata ad Honfleur, delizioso porticciolo della Normandia, famoso, tra le altre cose, per aver ospitato diversi impressionisti (tra cui Eugene Bodin, che vi abitava stabilmente). Meno nota la presenza nella cittadina della casa di Erik Satie. La sua abitazione è stata trasformata, da qualche anno a questa parte, in una sorta di museo multimediale a lui dedicato. A parte qualche dettaglio da Luna Park di periferia, presenta alcune soluzioni molto suggestive, come il piano che “suona da solo” nella candida stanza all’ultimo piano dell’edificio.
Ma la cosa più buffa si trova proprio all’entrata, dove il visitatore viene accolto da un’enorme pera volante, che sbatte le ali sulle note di Gymnopedie. Nel 1903, il geniale musicista francese aveva infatti composto “I tre pezzi in forma di pera”. Sul depliant del museo dicono che simboleggi la sua anima che si libra verso il cielo dopo la sua morte.

Lucciole tecnologiche


John Schimmel è l’autore del progetto Fireflies, un gruppo di lucciole fatte di lampadine e circuiti elettronici. Chiuse in barattoli di vetro, naturalmente. Non solo si illuminano, ma possono essere usate per comunicare a distanza. Tamburellando sui barattoli si possono mandare messaggi luminosi ad altri barattoli di lucciole collegati in rete nelle vicinanze.

[via eyebeam reblog]

You are alive!


All’interno della mostra Translation, in corso al Palais de Tokyo di Parigi, si può fare la conoscenza di Inochi, recente creazione del vulcanico artista giapponese Takashi Murakami. Inochi (che in giapponese significa pressapoco “vita”) è un simpatico androide bambino. Oltre alle sculture a grandezza naturale, è in mostra anche un video, della durata di un minuto circa, che riunisce tre spot pubblicitari con episodi della vita di Inochi. Al grido di “Inochi, Inochi, You are alive!”, le tre storielle raccontano del piccolo alieno alle prese con la vita scolastica giapponese e con i disagi della sua parte “umana” (l’amore, la vergogna, la digestione…)

Una nave fantasma sulle coste inglesi


Una piccola imbarcazione senza equipaggio si è aggirata per le coste britanniche per oltre un mese. Attraccando ogni notte in un porto diverso, tra cui Peterhead, Stonehaven, Anstruther, Eyemouth e Farne Islands. Partita alla fine di giugno, Sixareen (questo il nome dell’imbarcazione), raggiungerà oggi il suo traguardo finale: Newcastle-upon-Tyne.
La “nave fantasma” (Ghost Ship), frutto di una lunga progettazione di equipe, non è altro che l’ultima opera di public art dell’artista americano Chris Burden, passato a progetti più soft dopo gli eccessi di gioventù. E’ passato alla storia dell’arte, infatti, per essersi fatto sparare addosso -su un braccio, per la precisione- da un amico. Era il 1971…

La polizia a scuola d’arte


Interessante iniziativa della polizia di New York. Portano i componenti del reparto investigativo presso la Frick Gallery e li allenano all’osservazione tramite lo studio delle opere d’arte. “I delitti -e l’arte- possono essere risolti facendo attenzione ai dettagli”, hanno giustamente commentato. L’articolo è del Wall Street Journal di ieri (è richiesta la registrazione).

*update: il testo dell’articolo è disponibile anche qui

Capolinea

E’ veramente ora che me ne vada in vacanza. Stanotte ho sognato che ero al cinema e mentre vedevo un film con i sottotitoli mi sfuggiva completamente il senso di un dialogo. Beh, sapete cosa ho fatto? Ho tirato fuori un telecomando e ho mandato indietro la sequenza. Ma non spingendo REW, CLICCANDO sul pulsante BACK del browser…

Giudice Santi Licheri….


Questa è proprio bella. I due artisti italiani più ricchi e famosi a livello internazionale coinvolti in un battibecco sentimental-lavorativo in pieno stile Forum. Vanessa Beecroft rivela una passata liason con Maurizio Cattelan e rincara la dose accusandolo di rubarle le idee.
Cattelan risponde alle accuse con un inattaccabile (e paraculo): “Warhol rubava forse l’identità di Marilyn Monroe quando la dipingeva? E Cezanne cosa faceva? Rubava le mele? Nell’arte tutto quello che puoi fare è appropriarti di quello che ti circonda. Non è mai un furto. Al massimo un prestito. A differenza dei ladri, gli artisti restituiscono sempre quello che rubano”.

Nella foto, gli unici lavori dei due artisti che presentano una, seppur lontana, assonanza.

Plan 9


Plan 9 from Outer Space, il film culto di Ed Wood è disponibile in versione integrale su Internet Archive. Un’occasione imperdibile per rivedere i dischi volanti fatti con i coperchi delle pentole e le ultime, malinconiche immagini di Bela Lugosi. Per ricordarsi che il cinema è soprattutto un congegno che potenzia l’immaginazione.

Curiosità: la produzione fu finanziata da una congregazione battista, che costrinse l’intera troupe a farsi battezzare.

Migliore frase del film: Tutti siamo interessati a conoscere il futuro, perché è la che passeremo il resto della nostra vita

Lo squalo 2


Lo squalo di cinque metri immerso in una vasca di formalina Damien Hirst l’aveva chiamato “The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living” (1991). Con un titolo che non lasciava dubbi sul tema dell’opera. All’ultima Biennale di Praga David Cerny fa del facile sensazionalismo mettendo Saddamm Hussein sotto conserva allo stesso modo. E lo intitola “Shark“. Io come parodia preferivo quella fatta con i Lego.

Fai come se fossi a casa tua


Un interessante articolo di Adrian Searle pubblicato sul Guardian commenta l’ultima mostra di Rirkrit Tiravanija a Londra. Dopo aver cucinato zuppe, costruito sale da thè e spazi ricreativi, l’artista thailandese ricostruisce il suo appartamento di New York all’interno della Serpentine Gallery. Tutto, fino nei dettagli. I visitatori possono rilassarsi sul divano, cucinare qualcosa, usare il bagno. Fa tornare in mente l’artista conviviale, buffa definizione che Antoine Prum ha di recente affibbiato agli artisti relazionali (corrente effettivamente bene rappresentata da Tiravanija).

Mentre si chiede se la voglia di coinvolgere il pubblico non sia diventata una consuetudine irritante e di maniera, Searle stila un sintetico ma efficace compendio dei tentativi di trasformare la vita in arte (e viceversa?):

Artists have walked for art, slept for art, made love and, in the case of one Austrian Aktionist, allegedly cut off his penis for art. The audience too has been invited to participate in often silly ways. We’ve stripped for art, worn stupid costumes for art, moved a mountain with a shovel for art (this last being a beautiful work by Francis Alÿs), been bored to tears, if not to death, for art and by art.

Amen.

Che tempo fa


David Lynch fa un bizzarro report quotidiano sulle condizioni metereologiche a Los Angeles. Nel suo sito web si può vedere ogni giorno un piccolo video con il mitico regista che recita in ordine: luogo, data, ora, clima e temperatura. Ma prima, guarda fuori dalla finestra…

Cose ciccie


In un mondo ossessionato dal peso (corporeo, fisiologico, morale, finto, vero e presunto), in continua oscillazione tra leggerezze iperfluttuanti, pensieri anoressici e bulimie informative, gli artisti non potevano stare a guardare. Dopo le case e le macchine ciccione di Erwin Wurm, simpatiche e inquietanti allo stesso tempo (pensate che la macchina obesa PARLA!), arriva la sedia antropomorfa oversize dei designer olandesi Janneke Hooymans and Frank Tjepkema. Con tanto di tatuaggione.

[via popgadget]

Bare fai da te


L’artista americano Jon Scanlan ha pubblicato una guida intitolata: DIY, or How To Kill Yourself Anywhere in the World for Under $399. Ossia come costruirsi una bara da soli utilizzando pezzi di mobilio acquistati in un qualunque punto IKEA del globo. Le istruzioni sono dettagliate e accompagnate da tavole illustrate. Guest star del libro la piccola AnnLee, personaggio manga giapponese concepito in origine come comparsa in un videogioco e divenuta poi star dell’arte contemporanea. La bambina è infatti protagonista dell’opera collettiva No Ghost, Just a Shell, sul quale hanno lavorato ben 16 artisti. Una delle bare IKEA era infatti destinata proprio a lei, come degno finale del progetto.

[via boing boing]

Duchamp reloaded


L’urinatoio di Duchamp (1916), intitolato con sublime ironia “Fontana”, è una delle opere d’arte contemporanea più note e citate della storia. Duchamp prende un oggetto qualunque, anzi, l’oggetto più lontano possibile dall’arte, lo capovolge (giusto per ribadire la perdita del valore d’uso), lo firma e gli dà un titolo. Ed è subito arte.
Nel 2005, l’artista-designer Malcolm Kimberley espone un orinatoio (Pistake Urinal) che non solo ha riacquistato il suo scopo (cambiare l’acqua alle olive, come si dice a Roma) ma addirittura si arricchisce di una presunta utilità sociale. Analizza le urine e poi, solerte, ti manda un sms con i risultati, per avvisarti nel caso tu abbia contratto malattie sessualmente trasmesse. Aridatece la fontana.

Google Earth Art


Come avrete sicuramente letto da qualche parte (la notizia è un po’ dovunque) Google ha lanciato un servizio di mappe completo di foto satellitari. Un po’ tutti ci siamo lanciati alla ricerca di luoghi familiari, un po’ per gioco, un po’ il gusto di vedere come cambiano l’aspetto delle cose e dei posti, cambiando prospettiva. C’è anche un sito che offre un regolare google sightseeing sui luoghi più famosi del mondo.
Oggi, leggendo greg.org scopro un risvolto interessante. Si possono usare le mappe di Google per cercare i lavori di Land Art disseminati sul pianeta. Non sempre la ricerca va a buon fine, e spesso si rivelano migliore altre risorse satellitari. Ma alcune visioni sono molto affascinanti. La migliore? Questa.

Parola di papà


Roma, domenica sera. Pizzeria all’aperto in zona Monteverde. Papà e bambino paffuto mangiano una sontuosa pizza margherita. Ad un certo punto il padre fa: “Te l’ho detto tante vorte. Nun te lo devi scordà. Chi nun parla, soffre!!!”