2005 / Videopolis 05

talks & teaching

Videopolis 05
Festival Nazionale video-cinematografico sulla rappresentazione dello spazio urbano
Cinema Torresino, Padova
2 dicembre 2005
www.regione.veneto.it/videopolis

PROGRAMMA

IL TESTO

SLIDES DELL’INTERVENTO (PDF)

NERO METROPOLITANO: IL LATO OSCURO DELLA CITTA’

a Padova dal 29 novembre al 3 dicembre 2005 presso il Cinema Torresino

Festival Nazionale video-cinematografico sulla rappresentazione dello spazio urbano, concorso per opere dedicate alla realtà urbana e alle forme dell’abitare.

Nel montaggio iperreale che il cinema ha indotto nella struttura dell’immaginario collettivo, lo spazio urbano s’insinua come inconscio pianosequenza di standardizzata quotidianità e di imperscrutabili zone d’ombra. Così l’immagine della città si presta ad icona di solare integrazione sociale, ma anche ad emblema di un intrinseco lato oscuro, con cui individuo e collettività non possono non confrontarsi. D’altronde, se l’essere umano, fuggendo dai suoi “mostri”, è uscito dalla selva primordiale per chiudersi tra le palizzate dei villaggi e le mura delle città, il nero del suo inconscio non l’ha abbandonato. La concentrazione umana delle metropoli antiche e moderne quale accumulatore d’incubi è puntualmente registrata dal cinema fin dalle sue origini, dall’automa di Metropolis al Golem, da Lo studente di Praga a M il mostro di Dusseldorf, da Jack lo squartatore a Batman, dalla schiera dei serial killer a quella dei terroristi…

Questa però non è una rassegna sull’horror o sul freak urbano, ma sull’inquietudine che circonda e insidia la vita delle città, sulle ombre e sulle ansie che investono l’esistenza dell’homo habitans, sull’oscurità delle esistenze private, tra i muri delle case e le pareti dell’anima. Oscuro in quanto inquietante e misterioso dunque, consumato all’ombra dell’ illegalità o fuori dai confini della logica e della morale condivisa, ma oscuro anche in quanto privato, vissuto più intimo e personale, segreto primario di ogni esistenza.

E’ in questa chiave di lettura che il tema del nero si snoda tra le pieghe della rassegna che accompagna il concorso. In primis tra le reliquie polverose, goticovittoriane ma così moderne e originali, del mondo dei Brothers Quay e l’humor nero-surreale, squisitamente e inconfondibilmente praghese, di un maestro dell’animazione live action come Jan Svankmajer. E come poteva mancare un omaggio al maestro comune Franz Kafka (anche lui praghese) con la strepitosa versione animata de “ La Metamorfosi ” della canadese Caroline Leaf ?

In alcuni casi la città non si vede mai, ma è intrinsecamente presente come condizione stessa di pensabilità dell’opera: lo scenario si riduce alle Quattro mura di una stanza, luoghi che custodiscono i segreti vitali dell’intimità od occultano drammi inconfessabili, ma comunque frammenti di realtà urbana, cellule che rimandano all’organismo complessivo.

La città sembra latitare anche nell’ambientazione provinciale e perfino rurale del sorprendente docu-fiction Il mistero di Lovecraft – Road to L., tutto girato fra le strade di Loreo (che certo metropoli non è) e i campi e i canali limitrofi, nel cuore del Polesine. Tentativo d’importazione del gotico anglosassone, di far bussare anche alla porta di casa brividi ancestrali dismessi? Forse il modello urbano diffuso che caratterizza il nostro territorio, ha creduto di poter bandire gli esseri fantastici e paurosi delle mitologie contadine. Sta anche qui l’originalità del lavoro di Greco e Leggio che osano allungare un’ombra di inquietudine sulle insospettabili contrade domestiche.

Diverso l’approccio della sezione mixed-media. Qui la notte e la città esplodono sul filo della trasgressione configurandosi come occasione di “apertura”, in spazi e creatività. I gradi di libertà e di tolleranza crescono esponenzialmente, il confine tra legale e illegale, tra (political) correct e incorrect, si fanno labili e soggettivi. Nelle opere di videoart presentate con il contributo della critica d’arte Valentina Tanni, la città di notte diventa laboratorio vivace per idee e progetti: per l’arte che si cimenta nell’espressività digitale ogni evento, anche minimo, supera l’effimero per ridelinearsi come irrinunciabile sensazione creativa.

Ma come trascurare la suggestione e l’intrigo che, nel nero metropolitano, scaturiscono dalla classicità del cinema? Penetriamo così nella tetra notte di Ombre e nebbia con l’omuncolo Kleinmann a citare (oltre all’universo alleniano) le atmosfere dell’espressionismo tedesco e degli incubi kafkiani. A dar corpo alla tradizione horror di Lovercraft (e di Larry Talbot) ci pensa il sempreverde Un lupo mannaro americano a Londra di Landis; mentre per l’omaggio al noir classico la scelta urbana è caduta sulla Vienna cupa e notturna de Il terzo uomo di Carol Reed.

In chiusura il pianoforte di Giovanni Mancuso conferisce il giusto tocco sonoro, il valore musicale aggiunto di un compositore contemporaneo a The Lodger (1926): gli albori del cinema e della classe di sir Alfred Hitchcock, i crimini dell’invisibile assassino e il panico che erge a mostro un innocente… A story of the London Fog: a Londra, come nel Polesine, è il velo della nebbia il sipario simbolico che, scendendo, apre la rappresentazione del lato oscuro dell’immaginario fino alle viscere profonde della città e dell’animo umano.

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