Highscreen: net art on dying screens

Highscreen, 2011, by Aram Bartholl:

“In this public intervention ‘HIGHSCREEN‘ I revived dumped CRT screen from the streets of Berlin to show Internet art on them before they eventually go to electronic hell. Featured works in this intervention: ‘404’ by JODI 1997, ‘C.R.E.A.M.’ by Evan Roth 2010, ‘therevolvinginternet.com’ by Constant Dullaart 2010, ‘Super Mario Clouds’ by Cory Arcangel 2002″

Un monumento a Robocop

Tutto è cominciato il 7 febbraio scorso, quando Dave Bing, sindaco di Detroit, ha risposto via Twitter a una delle tante proposte per il futuro della città arrivate dai cittadini. Già da un po’ infatti, Bing e il suo team di comunicazione hanno iniziato ad usare il social network dell’uccellino per comunicare con la popolazione e raccogliere pareri e suggerimenti. Tra i tanti cinguettii, ne arriva uno esilarante: “Philadelphia has a statue of Rocky & Robocop would kick Rocky’s butt. He’s a GREAT ambassador for Detroit”. In pratica, si proponeva la costruzione di un monumento a Robocop, il famoso poliziotto cyborg protagonista dell’omonimo film di Paul Verhoeven (1987), ambientato proprio a Detroit.
Non si sa se Bing abbia o meno colto l’ironia del messaggio, ma di fatto ha risposto, sempre via Twitter: “non abbiamo intenzione di erigere una statua di Robocop, ma grazie per il suggerimento”.
Lo scambio di tweet ha fatto rapidamente il giro della Rete, anche grazie al solito Reddit, dove il thread di discussione è rapidamente esploso. I fan di Robocop non si sono dati per vinti, e hanno iniziato una campagna per ottenere l’agognata statua, aprendo il sito internet Detroit Needs Robocop e organizzando una raccolta di fondi pubblica su Kickstarter.com, sito che si occupa di crowd-funding di progetti creativi. Neanche a dirlo, la risposta degli utenti della rete è stata massiccia e rapidissima; l’obiettivo di raccogliere 50.000 dollari è stato raggiunto e superato in pochi giorni. Chissà se il sindaco insisterà ancora nel rifiutare la proposta…

Interessante, tra le tante motivazioni addotte dai sostenitori del monumento, quella iniziale:

“We live in a new world, and sometimes it takes funny things to show us all that.”

Che poi è la stessa cosa che dice Michael Wesch, antropologo dedito allo studio di Internet e di Youtube in particolare, quando definisce la nuova cultura di internet “a seriously playful participatory culture“.

Photo Booth stories

Photo Booth è un programma che si trova preinstallato nei computer Macintosh. Permette di fare dei simpatici autoscatti con la webcam, girare video, e soprattutto, utilizzare una serie di effetti. Filtri colorati, bianco e nero, seppiati, e… deformanti. E’ un divertimento semplice, diretto, antico. Come gli specchi curvi del luna park e le boccacce. Photo Booth provoca dipendenza. E piace a grandi e piccini.

Thom Yorke balla

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla pubblicazione online del video di Lotus Flower, singolo del nuovo, atteso disco dei Radiohead, ma Thom Yorke che balla è già diventato un meme. Qui sotto trovate l’originale  e le derivazioni (in continuo aumento)…

Ah, c’è anche un Tumblr Blog a tema: Dancing Thom.

La ragazza dei domini parcheggiati: la sconosciuta più vista di Internet

Vi sarà capitato di vederla. Digitate male un indirizzo internet, finite su un dominio che ha un nome simile, ma non proprio identico, e spesso compare lei, la studentessa bionda. Per qualche motivo, è diventata una specie di tradizione quella di mettere la sua foto sulle home page dei “domini parcheggiati” (ossia comprati ma non utilizzati, o utilizzati solo per piazzare pubblicità), una pratica che si chiama domain parking, in alcuni casi typo squatting.
La fotografia, scaricata da una delle tante “banche” di immagini disponibili online (in questo caso, iStockPhoto) ha circolato talmente tanto da spingere molti a fare delle ricerche sulla ragazza, sullo scatto e sulle ragioni della sua onnipresenza. Le prime notizie vengono date dallo stesso fotografo, Dustin Steller, che esce allo scoperto dichiarando di aver uploadato l’immagine nella banca dati di iStockphoto nel 2005 e aggiungendo che la ragazza nell’immagine non è altro che sua sorella Hanna (“è sposata felicemente”, precisa, rispondendo alle decine di ragazzi che si dichiaravano suoi pretendenti).

A spiegare il perché di tanta diffusione, ci pensa questo sito, che individua come responsabile la Demand Media, un’azienda americana che ha come core business proprio quello di acquistare domini e parcheggiarci un sacco di pubblicità sopra. Una pratica molto vicina allo spam, ma del tutto legale. Pare che sia stata proprio la Demand Media a piazzare la studentessa bionda in centinaia di siti, seguita poi da molti altri.
Naturalmente, la diffusione virale di un’immagine porta con sè un effetto collaterale inevitabile: l’appropriazione e la reinterpretazione della stessa. E così via a parodie e versioni modificate. Poi, qualche volta, arrivano anche gli artisti. Il californiano Parker Ito, con una classica operazione da artista “Post Internet”, e non senza dichiarate influenze warholiane, ha deciso di commissionare una serie di dipinti tratti dalla famosa fotografia tramite orderartwork.com, un sito cinese che fa “oil paintings on demand”. Un’icona sconosciuta, dipinta su commissione da pittori sconosciuti.

Bed Intruder: anatomia di un meme

Lui si chiama Antoine Dodson ed è il protagonista di uno dei più divertenti e dilaganti memes della storia del web. Originario di Huntsville, Alabama, Antoine ha fatto la sua comparsa in Rete nel luglio 2010, in un video caricato su Youtube. Il filmato era un breve servizio tratto da un telegiornale locale che raccontava la storia di un’intrusione in casa Dodson (sua sorella Kelly si era svegliata con un estraneo nel letto, messo poi rapidamente in fuga dalle urla e dall’arrivo dei suoi familiari).
Intervistato dai giornalisti della tv locale, Antoine rilasciò una bizzarra e accorata dichiarazione in cui esortava tutti a “nascondere i propri bambini, le proprie mogli e i propri mariti” e poi si rivolgeva direttamente al “bed intruder” sbeffeggiandolo e minacciandolo.

Il video divenne virale nel giro di pochi giorni, accumulando più di 4 milioni di views, e decine di parodie, citazioni e servizi giornalistici. Ma quello che renderà Dodson un mito definitivo è una canzone, “The Bed Intruder Song”, firmata dai fratelli Gregory, in cui la voce del ragazzo viene passata attraverso l’effetto “autotune” e montata su una base hip hop (canzone che ha poi scalato le classifiche di iTunes e Billboard).
A seguire, centinaia di cover della canzone, e poi grafiche, magliette e persino un costume di carnevale

Come molti altri fenomeni virali prima, anche “The Bed Intruder” segue uno schema riconoscibile, una progressione che comprende grosso modo quattro fasi: fama accidentale, diffusione virale, generazione di infinite parodie e versioni “mutate” e infine penetrazione nel circuito culturale mainstream.
In questa pagina di Knowyourmeme, trovate un’analisi dettagliata del fenomeno, con tanto di numeri e grafici.

Web Celebrities del passato: Mahir Çagri

Quello del turco Mahir Çagri è probabilmente il caso più antico di web-celebrity. La sua fama, accidentale quanto persistente, è un fenomeno che risale al 1999, quando il link alla sua home page – ospitata sui server di Xoom – iniziò a circolare freneticamente tra i navigatori di tutto il mondo. L’irresistibile comicità della sua auto-presentazione, fatta di fotografie che lo ritraggono in situazioni improbabili (mentre gioca a ping pong, suona la fisarmonica o prende il sole in un succinto slip rosso) e di frasi in inglese sgrammaticato (“Welcome to my Home Page!!! I kiss you!!!”, “Who is want to come TURKEY I can invitate ….. She can stay my home”, “I like sex”) ha reso Mahir incredibilmente popolare nel giro di pochi mesi.
Dopo una serie di interviste e qualche apparizione televisiva, la popolarità di Mahir ha poi beneficiato dell’esplosione del fenomeno Borat, personaggio inventato dal comico inglese Sasha Baron Cohen e protagonista nel 2006 del film “Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan”. Le impressionanti somiglianze tra Mahir e Borat, che comprendono l’aspetto fisico, l’abbigliamento, il modo di parlare e persino alcuni dettagli come l’hobby del ping pong e la sbandierata passione per il sesso, non sono passate inosservate. Tanto che Mahir ha più volte minacciato di passare alle vie legali per sfruttamento non autorizzato della sua immagine. Anche se numerose ricerche sembrano dimostrare il primato cronologico di Borat (i primi sketch che lo vedono protagonista risalgono al 1994, quando si faceva chiamare Kristo), le similitudini sono talmente impressionanti da lasciare comunque il dubbio che Mahir possa davvero essere stato una fonte di ispirazione per il noto personaggio del giornalista kazakho…

Thoughts on dreams. A book with physical hyperlinks

“The book “’Traumgedanken’ (“Thoughts on dreams”) contains a collection of literary, philosophical, psychological and scientifical texts which provide an insight into different dream theories.
To ease the access to the elusive topic, the book is designed as a model of a dream about dreaming. Analogue to a dream, where pieces of reality are assembled to build a story, it brings different text excerpts together. They are connected by threads which tie in with certain key words. The threads visualise the confusion and fragileness of dreams.”

More info here.

Google Art Project: Behind the Scenes

“The version of Street View technology used in the galleries involved an extremely high tech and rather silly-looking trolley. It was to be pushed around the rooms at a particular speed and on a peculiar route, and seemed to me to be a marvellous combination of garden-shed and cutting-edge.”

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