Multicolored vynils

“In summer 2011 The Flaming Lips released collaborative vinyl EPs with Lightning Bolt, Neon Indian and Prefuse 73. The ‘starter blob’ of vinyl for each disc was assembled by hand using random amounts of different vinyl colors, ensuring that every record would be unique. Here are a couple of Flickr photosets of the finished products (and a bit of the process) as they came off the presses.”

(via)


Bliss and rage sulle colline di Sonoma

Impossibile non riconoscerlo. Bliss (in italiano: beatitudine, felicità) è il wallpaper più famoso del mondo. Arrivato sui computer di milioni di persone con Windows XP nel 2001, è stato il panorama più visto da chi in questi dieci anni si è “affacciato” sui desktop e sul web attraverso le finestre del sistema operativo della Microsoft.
Quello che forse pochi sanno invece è che non si tratta di un’immagine sintetica, né, almeno a detta del suo autore, di una fotografia sottoposta a pesanti sessioni di Photoshop. Secondo Charles O’Rear, infatti, lo scatto è totalmente genuino e ritrae le colline di Sonoma County, in California (più info in questa pagina di Wikipedia). Un luogo che a guardarlo oggi si presenta parecchio meno paradisiaco, anche perché da molti anni è stato convertito a vigna (la foto è stata scattata nel 1996).
Photoshoppata o no, l’immagine è ormai entrata a far parte dell’immaginario legato ai computer, tanto che le reinterpretazioni, le parodie e gli usi artistici non si contano.
A cominciare dal progetto After Microsoft (2006), del duo artistico Goldin+Senneby: i due sono andati fisicamente sul “luogo del delitto” e sono tornati con una versione aggiornata dello stesso panorama:

Poi c’è chi è andato a scovare la location su Google Street View, offrendoci una visione non molto dissimile:


Ecco invece cosa ci ha fatto l’artista Paul Destieu (My Favourite Landscape, 2007), riproducendo fisicamente uno dei bug più classici del mondo Windows:

Un altro artista, Carlo Zanni, nel 2003, l’ha dipinto, come si fa con un vero paesaggio, olio su tela:

Poi c’è “Windows Real”, realizzato da Johannes P Osterhoff con l’aiuto dei suoi studenti della Merz Academy di Stoccarda:

Chiudo con la mia consueta notazione personale: quello che vedete qui di seguito, e che potete scaricare qui, è il mio desktop attuale, montato però, con buona pace di Bill Gates, su un Macintosh. Ma che fanno i tre uomini a destra? Distruggono un fax a suon di calci e mazzate da baseball (citazione del film “Office Space”). Il nostro rapporto con la tecnologia? Bliss & Rage. Da sempre.

Vintage memes: the Dancing Baby

Nel dodicesimo episodio della prima stagione di Ally McBeal, popolare serie tv a tema sentimental-forense, la protagonista è vittima di singolari allucinazioni. Il telefilm, andato in onda negli Stati Uniti il 5 gennaio 1998 sul canale FOX, mostra l’avvocatessa (interpretata dall’attrice Calista Flockhart) tesa tra il desiderio sessuale e un senso di colpa – tutto femminile – nei confronti delle pulsioni carnali prive di coinvolgimento affettivo. Per simboleggiare l’orologio biologico di Ally, che compare sotto forma di dispettosa visione, gli autori hanno inserito, invece del tradizionale ticchettio, l’immagine 3D di un neonato danzante. Il bebé, vestito solo di pannolino, tormenta la protagonista con improvvise apparizioni, ballando sulle note del brano pop di B.J. Thomas Hooked on a Feeling (Ooga Chaka).

La buffa creatura virtuale, nota come The Dancing Baby (o The Baby Cha-Cha) tornerà poi in altri episodi della stessa serie, e non mancherà di presenziare in numerosi altri prodotti culturali mainstream, tra cui uno spot di Blockbuster, il videogame Silent Hill 4 e, in versione parodica, una puntata dei Simpson (quella in cui Homer crea il suo primo sito web).
Se agli occhi del pubblico televisivo il bimbo ballerino era solo un espediente narrativo – che tuttavia si guadagnò da subito un posto d’onore nei cuori dei fan della serie – per il popolo del web la sua immagine significava molto di più. Stiamo parlando infatti di quello che è ormai universalmente riconosciuto come il primo “Internet Phenomenon” della storia (1996-97).

Nato come animazione 3D di un bambino impegnato in strani movimenti di danza (simile a un cha cha cha e originariamente privo di audio), The Dancing Baby, che circolò perlopiù sotto forma di gif animata, era un file di prova rilasciato nell’autunno del 1996 per promuovere il lancio di uno dei primi software di rendering tridimensionale, Charachter Studio, appendice di 3D Studio Max (entrambi della Autodesk). Il team di sviluppo del software, guidato da Michael Girard, non aveva idea della popolarità che lo strano bambino avrebbe guadagnato negli anni: “È successo tutto per caso”, dichiarava Girard in un’intervista rilasciata nel 1998 al magazine Palo Alto Weekly. “Se poi si guarda con più attenzione, è un’immagine un po’ disturbante: non ha espressione facciale e balla con movenze da adulto”. In effetti la principale motivazione della sua popolarità sembra risiedere proprio nel suo aspetto bizzarro, basato sui contrasti: tra il movimento raffinato di danza e le rigidezze dovute ai limiti del software di animazione, tra le fattezze da neonato e la fredda inespressività del volto.
Una volta comparso in tv, il bambino danzante aumentò e rafforzò la propria fama, generando migliaia di cloni e di versioni modificate di se stesso. E completando così il suo ciclo vitale con l’effetto collaterale principale di ogni web-fenomeno che si rispetti: quello dell’infinita mutazione.

Ecco allora comparire Dancing Baby cowboy, motociclisti, ubriachi, 007, prestigiatori, fumatori, politici e supereroi. Per non parlare delle versioni danzerecce, in cui a cambiare sono sia la colonna sonora (disco, heavy metal, jazz, hip hop) che la coreografia.

The Pepper Spraying Cop

Il video l’abbiamo visto tutti, e continua a rimbalzare sui social network di tutto il mondo (un po’ meno sui media tradizionali), suscitando indignazione e una comprensibile ridda di polemiche. Nel filmato, girato lo scorso 18 novembre, si vede Lt. John Pike, poliziotto in servizio presso la California University a Davis, spruzzare spray urticante direttamente negli occhi di uno sparuto gruppetto di studenti, seduti in dimostrazione pacifica in un viale del campus. Quello che colpisce, oltre all’atto in sé, è la nonchalance dell’ufficiale, che passeggia disinvolto di fronte ai ragazzi e li attacca con lo spray con l’aria di qualcuno che stia liberando la soffitta dagli scarafaggi. Queste immagini hanno fatto subito il giro del mondo e sono diventate uno degli emblemi del movimento di protesta statunitense, che trova il suo fulcro nel gruppo OWS (Occupy Wall Street), anch’esso sgombrato con la forza qualche giorno fa da Zuccotti Park, ma nient’affatto spento.

La potenza virale dell’immagine dell’ufficiale spruzzatore (“the pepper spray cop”) ha però superato i confini della semplice condivisione, trasformandosi in un vero e proprio “meme” (così vengono chiamati i contenuti virali sul web, specie quando contemplano infinite reinterpretazioni del tema originale). Da ieri sera John Pike ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella storia dell’arte, grazie a una serie di divertenti fotomontaggi che lo vedono inserito in alcune tele storiche: da Le dejuner sur l’erbe di Manet a La Grande Jatte di Seurat. Passando per Delacroix e Michelangelo. Da qualche ora, poi, sono apparse anche versioni un po’ più contemporanee, che coinvolgono Banksy e Marina Abramovic, e la catena non sembra destinata a fermarsi…

Star Wars Kid: il viral video prima di Youtube

Il video che ha come protagonista lo studente canadese Ghyslain Raza è uno dei più virali di tutti i tempi (un articolo della BBC del novembre 2006 parla di 900 milioni di views). Il filmato, girato il 4 novembre 2002 in un piccolo studio allestito nella scuola superiore del ragazzo, in Quebec, mostra Raza, allora quindicenne, mentre fa roteare un’asta di quelle usate per recuperare le palline da golf, imitando le battaglie di Guerre Stellari. Il 19 aprile 2003, un compagno di scuola del futuro “Star Wars Kid” trova la registrazione, lasciata nel nastro per errore, e la mostra agli amici.

Tutti insieme decidono di fargli uno scherzo, riversano il video in digitale e lo uploadano sulla rete peer to peer Kazaa. Se consideriamo che l’episodio risale all’era pre-Youtube, e che quindi la condivisione dei contenuti video su Internet non era né semplice né immediata, la velocità di propagazione del fenomeno risulta eccezionale. Ci vollero solo due settimane perché il video facesse il giro del mondo. E dopo soli cinque giorni dalla sua comparsa in rete (il 24 aprile 2003) Bryan Dube, impiegato alla Raven’s Software, aggiunse gli effetti speciali, trasformando l’asta da golf in una vera spada luminosa. Il “ragazzino di Star Trek” era dappertutto: nei forum, nelle chat e nelle caselle e-mail, mentre, nel frattempo, le versioni alternative del video aumentavano (versione Matrix, Il Signore degli Anelli, Indiana Jones, con Yoda e con i Teletubbies).

Ghyslain Raza però non gradì l’improvvisa e non richiesta popolarità, sentendosi vittima di un dileggio di dimensioni globali, e la famiglia del ragazzo intentò una consistente causa per danni (225,000 dollari canadesi) contro gli studenti responsabili di aver diffuso online il video. I genitori dichiararono che il ragazzo aveva avuto bisogno di cure psichiatriche per lo stress ricevuto e che era stato costretto a lasciare la scuola.
Tuttavia, la diffusione del video in cui Raza, con tutta la sua goffagine adolescenziale, imitava i combattimenti con spade luminose di Darth Maul in Guerre Stellari, non può essere attribuita soltanto a un, pur presente, atteggiamento canzonatorio. Il video era linkato in tutti i più importanti siti web dedicati agli appassionati di tecnologia e di videogiochi, e il “ragazzino di Guerre Stellari” fu immediatamente “adottato” dal popolo dei nerd di tutto il mondo (tra i quali, com’è noto, si annidano i più grandi fan dei film di George Lucas). Vennero organizzate petizioni per far comparire Gaza come attore in un episodio della saga e persino una colletta per regalargli un iPod (per ricompensarlo di “tutti i guai che ha passato per divertirci”).

Recycled hardware worldmap

UK-based artist Susan Stockwell recently completed this gigantic world map made from recycled computer components. He has some other interesting installations too…

Bundled, Buried & Behind Closed Doors

‘Bundled, Buried & Behind Closed Doors’ by Ben Mendelsohn is a short documentary on the material infrastructure of the Internet:

“Lower Manhattan’s 60 Hudson Street is one of the world’s most concentrated hubs of Internet connectivity. Set in the dense, mixed-use neighborhood of Tribeca, the building’s nondescript brick exterior conceals several network interconnection facilities where huge amounts of data are exchanged. This short documentary peeks inside, offering a glimpse of the massive material infrastructure that makes the Internet possible.”
(Via Laughing Squid)