Lincoln 3D Scans

Cyril-Marble-boy

“For a project called “Lincoln 3D Scans,” artist Oliver Laric worked with the Collection Museum and Usher Gallery in Lincoln, UK, to make some of their pieces available in just that way. Laric sorted through their archives and chose dozens of objects to scan, from busts of Beethoven, Dante, and Einstein to pieces of furniture to a human pelvis bone. He then created 3D models of the objects, which he collected and published online. Each of the 52 pieces on Laric’s site — which is currently being highlighted as a “First Look” online exhibition by the New Museum — is presented in the form of a rotating GIF, stripped of color and looking like a kind of digital styrofoam version of itself. Underneath the GIFs are some basic identifying details and a button to download the scan as an STL file. Using that file, you can print the object yourself.”

[read more here]

Museum Minutes

“In cooperation with Gemeentemuseum The Hague, the Kunsthal Rotterdam proudly presents Museum Minutes, an exhibition in which visitors are tempted into spending longer looking at art. The aim of the exhibition is to extend the average time that museum visitors spend looking at individual artworks (currently 9 seconds). A remarkable total installation presents an amazing collection of artworks exhibited in such a way that visitors can experience them in a more intensive fashion.”

[via rebelart]

Blitz

Blitz, a performance by Marcello Maloberti for MACRO (Museum of Contemporary Art Rome).

King Philip IV of Spain autograph signing

From “the prank collective” Improv Everywhere: King Philip IV of Spain autograph signing:

“For our latest mission we staged an unauthorized autograph signing in the Metropolitan Museum of Art with an actor who bears a striking resemblance to King Philip IV of Spain. Standing in front of the 400-year-old Velázquez painting, the “King” greeted museum patrons and offered free signed 8×10 photos.”

Guggenheim & Youtube

YouTube Play. A Biennial of Creative Video aims to discover and showcase the most exceptional talent working in the ever-expanding realm of online video. Developed by YouTube and the Guggenheim Museum in collaboration with HP, YouTube Play hopes to attract innovative, original, and surprising videos from around the world, regardless of genre, technique, background, or budget. This global online initiative is not a search for what’s “now,” but a search for what’s next. Visit youtube.com/play to learn more and submit a video.

The dream museum

For the building’s 50th anniversary, the Guggenheim Museum invited nearly two hundred artists, architects, and designers to imagine their dream interventions in the space for the exhibition Contemplating the Void: Interventions in the Guggenheim Museum. Some of them look amazing…

The Fox in the Museum

Francis Alys, Nightwatch

In 2004, Francis Alÿs collaborated with the National Portrait Gallery to create a piece generated by the gallery’s state-of-the-art internal CCTV system. Surveillance cameras observe a fox exploring the Tudor and Georgian rooms of the Gallery at night…

(Theoretically) destroying the museum



Samson
(1985) is an artwork by Chris Burden. In his words: “a museum installation consisting of a 100 ton jack connected to a gear box and a turnstile. The 100 ton jack pushes two large timbers against the bearing walls of the museum. Each visitor to the exhibition must pass through the turnstile in order to see the exhibition. Each input on the turnstile ever so slightly expands the jack, and ultimately, if enough people visit the exhibition, Samson could theoretically destroy the building. Like a glacier its powerful movement is imperceptible to the naked eye. This sculptural installation subverts the notion of the sanctity of the museum (the shed that houses art).”

video

[via today and tomorrow]

Cybereggs e altre storie


Cena memorabile sabato scorso al Combal.Zero di Rivoli. Più che una cena, in realtà, una performance visivo-gustativa-spettacolare. Al timone lo chef Davide Scabin. Impossibile raccontare le numerosissime sorprese, i sapori, gli odori, gli accostamenti e le invenzioni del “menu creativo”. Un’ora e mezza di stordimento puro. Che arriva a decostruire i piatti e i sapori, ma anche l’atto stesso del mangiare.
Se volete un resoconto dettagliato lo trovate qui; io vi segnalo il piatto più famoso di Scabin, perfetto nell’unione forma-gusto: le cybereggs. Uova di plastica da incidere con il bisturi (ma a tavola arriva anche un martello durante la serata) e succhiare voluttuosamente. All’interno, uovo crudo e caviale.
Gli altri piatti? Zuppizza, Harry Potter, Piolakit, Hambook, Ostrica virtuale…
Qui un articolo con gallery sulla cybercucina.

Animaleschi…


E’ in corso al MassMoca (Massachusetts Museum of Contemporary Art) una mostra sul rapporto tra arte contemporanea e regno animale: Becoming Animal: Contemporary Art in the Animal Kingdom (attenzione, il sito è in flash ed è annidato dentro questa lista di mostre, al 5° posto). Una parata di visioni inquietanti: ibridi uomo-animale, esseri transgenici, congegni tecnologici per facilitare il dialogo tra specie, carte da parati sovversive.
Tra tutti, segnalo Jane Alexander, Natalie Jeremijenko, Motohiko Odani (foto) e naturalmente, l’immensa Patricia Piccinini.

Musicista in forma di pera


Durante le ferie sono stata ad Honfleur, delizioso porticciolo della Normandia, famoso, tra le altre cose, per aver ospitato diversi impressionisti (tra cui Eugene Bodin, che vi abitava stabilmente). Meno nota la presenza nella cittadina della casa di Erik Satie. La sua abitazione è stata trasformata, da qualche anno a questa parte, in una sorta di museo multimediale a lui dedicato. A parte qualche dettaglio da Luna Park di periferia, presenta alcune soluzioni molto suggestive, come il piano che “suona da solo” nella candida stanza all’ultimo piano dell’edificio.
Ma la cosa più buffa si trova proprio all’entrata, dove il visitatore viene accolto da un’enorme pera volante, che sbatte le ali sulle note di Gymnopedie. Nel 1903, il geniale musicista francese aveva infatti composto “I tre pezzi in forma di pera”. Sul depliant del museo dicono che simboleggi la sua anima che si libra verso il cielo dopo la sua morte.

Fai come se fossi a casa tua


Un interessante articolo di Adrian Searle pubblicato sul Guardian commenta l’ultima mostra di Rirkrit Tiravanija a Londra. Dopo aver cucinato zuppe, costruito sale da thè e spazi ricreativi, l’artista thailandese ricostruisce il suo appartamento di New York all’interno della Serpentine Gallery. Tutto, fino nei dettagli. I visitatori possono rilassarsi sul divano, cucinare qualcosa, usare il bagno. Fa tornare in mente l’artista conviviale, buffa definizione che Antoine Prum ha di recente affibbiato agli artisti relazionali (corrente effettivamente bene rappresentata da Tiravanija).

Mentre si chiede se la voglia di coinvolgere il pubblico non sia diventata una consuetudine irritante e di maniera, Searle stila un sintetico ma efficace compendio dei tentativi di trasformare la vita in arte (e viceversa?):

Artists have walked for art, slept for art, made love and, in the case of one Austrian Aktionist, allegedly cut off his penis for art. The audience too has been invited to participate in often silly ways. We’ve stripped for art, worn stupid costumes for art, moved a mountain with a shovel for art (this last being a beautiful work by Francis Alÿs), been bored to tears, if not to death, for art and by art.

Amen.

Un animalista…a modo suo…

Un amante degli animali un po’ atipico, Damien Hirst. Famoso per le sue provocatorie opere con squali, mucche e pecore sezionate e immerse in soluzioni varie, l’artista inglese riconferma una singolare passione per gli animali…morti.

E’ di ieri la notizia (fonte il Telegraph) del suo tentativo di acquistare l’intero patrimonio del Mr Potter’s Museum of Curiosities, una bizzarra collezioni di animali impagliati di epoca vittoriana, alcuni disposti a formare curiosi tableaux (vedi foto), per evitare che fosse smembrata da un’asta iniziata ieri. Nonostante la cospicua offerta (1 milione di sterline), il tentativo è fallito e Hirst è rimasto molto deluso. Aveva infatti espresso la volontà di riaprire il museo, aggiungendo alla collezione le sue stesse opere.

Facciamo un po’ come cazzo ci pare

Libertà, si sa, è una parola consunta e abusata. Tra i molti usi impropri l’ultimo trend sembra quello di appellarsi alla “libertà” per nascondere la mancanza di un’idea coerente, di un progetto, di un giudizio di valore, di un punto di vista.

Sono andata a vedere la mostra allestita al Palazzo delle Papesse di Siena. Nonostante il titolo e nonostante l’invito (una scheda elettorale gialla con lo stemma della banana di Warhol e la scritta “il 20 giugno vota il Palazzo delle Libertà”). La “mostra” non ha nè capo nè coda, gli artisti sono quasi tutti sbucati dal nulla (cosa hanno fatto? cosa legittima la loro presenza in un MUSEO PUBBLICO?), le opere brutte e mal allestite. Più un paio di chicche: due insulse installazioni di Aldo Nove e Giovanni Lindo Ferretti (spacciate per gran figate, nel segno della contaminazione e della multidisciplinarietà). E questa la dichiarazione di intenti:

“L’intento è quello di offrire un punto di vista multicentrico. Non vi sono restrizioni all’interno del Palazzo delle Libertà: né concettuali né espressive. […] Un anelito alla libertà dell’artista.”

Se ci fosse un pubblico più sveglio e coraggioso, ma soprattutto una critica più sincera e meno anestetizzata, queste persone sarebbero costrette a sentire la responsabilità di quello che fanno. L’arte non è tutta bella, tutta buona, tutta interessante, come sembrerebbe leggendo le riviste specializzate. Mai una stroncatura, raramente un giudizio, quasi sempre si sceglie la comoda via dell’astensione. (l’unica mostra che ci si sente autorizzati a stroncare è, non so perchè, la Biennale di Venezia)

Attenzione a non confondere “…l’arbitrarietà con la libertà, l’autoindulgenza con l’espressione”. (Hal Foster)