Storie di gente distesa. E di teste nel freezer

I memes non sono soltanto gif animate, personaggi bizzarri ed espressioni vernacolari. A volte, gli elementi replicanti prendono la forma del “comportamento”, dell’azione insensata, inutile e improduttiva. Qualcuno dà il via alle danze e milioni di persone seguono il suo esempio, replicando il comportamento iniziale secondo infinite varianti. L’azione viene reinterpretata, coverizzata, stravolta e ricopiata. Spostata di contesto, mescolata con nuovi elementi, reinventata.
Per chi ha un po’ di confidenza con l’arte contemporanea, non è difficile riconoscere in queste azioni il DNA di molte correnti artistiche fondamentali del secondo Novecento, come la performance art e l’arte concettuale. La performance come atto spontaneo, non teatrale e dis-funzionale. L’arte concettuale per la centralità accordata all’idea e alla sua formalizzazione in un set di “istruzioni”. Istruzioni eseguibili da chiunque.

Qualche esempio di comportamento / performance virale?

Planking, ossia sdràiati a pancia sotto nei luoghi più impensati, fatti una foto, mettila su Facebook. Di origine australiana.

Tag 241543903, ossia metti la testa nel freezer, fatti una foto, caricala su Flickr e aggiungi un tag numerico.

In questo caso, la commistione con l’arte è ancora più evidente. L’iniziatore del “gioco” è infatti David Horvitz, artista concettuale doc, che nell’aprile 2009 postò sul suo Tumblr una serie di “istruzioni” come parte di un progetto più ampio che cita famose opere degli anni Sessanta e Settanta (basta pensare agli instruction pieces di Yoko Ono).

Il prossimo quale sarà? E’ già arrivato, si chiama Owling…

P.S. nel freezer la testa ce l’ho messa anche io :-)

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