Copyrights

Copyrights (2011- Ongoing) is a project by Phil Thompson:

“The Google Art Project contains several paintings which have had a blur filter applied to them so as to make them unrecognisable. Google explain this decison stating that they were, ‘required to be blurred by the museums for reasons pertaining to copyrights.’
After collecting all of these images by taking screenshots and cropping out the blurred images, they were emailed to oil painting reproduction companies in China (chosen for its own issues with internet censorship and for its ongoing difficulties with Google), where they were painted to the scale of the original painting. These reproductions were shipped back to the UK and now become the art work.”

 

Replaced Mona Lisa

Replaced Mona Lisa is a work by Mike Ruiz:

“The Mona Lisa with the lady selected then put through Content-Aware Fill (a Photoshop CS5 tool that automatically generates content based on the existing surrounding content of the image and fills in selected area). The resulting image is a potential landscape as interpreted by the software. The image was sent to an painting manufacturer in China where an oil painting was produced.”

La ragazza dei domini parcheggiati: la sconosciuta più vista di Internet

Vi sarà capitato di vederla. Digitate male un indirizzo internet, finite su un dominio che ha un nome simile, ma non proprio identico, e spesso compare lei, la studentessa bionda. Per qualche motivo, è diventata una specie di tradizione quella di mettere la sua foto sulle home page dei “domini parcheggiati” (ossia comprati ma non utilizzati, o utilizzati solo per piazzare pubblicità), una pratica che si chiama domain parking, in alcuni casi typo squatting.
La fotografia, scaricata da una delle tante “banche” di immagini disponibili online (in questo caso, iStockPhoto) ha circolato talmente tanto da spingere molti a fare delle ricerche sulla ragazza, sullo scatto e sulle ragioni della sua onnipresenza. Le prime notizie vengono date dallo stesso fotografo, Dustin Steller, che esce allo scoperto dichiarando di aver uploadato l’immagine nella banca dati di iStockphoto nel 2005 e aggiungendo che la ragazza nell’immagine non è altro che sua sorella Hanna (“è sposata felicemente”, precisa, rispondendo alle decine di ragazzi che si dichiaravano suoi pretendenti).

A spiegare il perché di tanta diffusione, ci pensa questo sito, che individua come responsabile la Demand Media, un’azienda americana che ha come core business proprio quello di acquistare domini e parcheggiarci un sacco di pubblicità sopra. Una pratica molto vicina allo spam, ma del tutto legale. Pare che sia stata proprio la Demand Media a piazzare la studentessa bionda in centinaia di siti, seguita poi da molti altri.
Naturalmente, la diffusione virale di un’immagine porta con sè un effetto collaterale inevitabile: l’appropriazione e la reinterpretazione della stessa. E così via a parodie e versioni modificate. Poi, qualche volta, arrivano anche gli artisti. Il californiano Parker Ito, con una classica operazione da artista “Post Internet”, e non senza dichiarate influenze warholiane, ha deciso di commissionare una serie di dipinti tratti dalla famosa fotografia tramite orderartwork.com, un sito cinese che fa “oil paintings on demand”. Un’icona sconosciuta, dipinta su commissione da pittori sconosciuti.

Untitled Painting

“In his one piece domain Untitled Painting (www.untitledpainting.com), Thomas Traum has embedded searchable satellite imagery from Google as the substrate for abstraction and for painting on top of, you can click away. He says it is in part inspired by the late 1980’s overpainted photographs of Gerhard Richter, which is more or less apparent, yet where Richter’s tourist photo style backdrop’s are fixed, Traums locations are fluid.”

[via painted etc]

Paintfx

PAINT FX is a painting collective/ club/ company/ brand/ website/ blog/ party consisting of Jon RafmanMicah Schippa and Parker Ito.

“We’re kinda like Jogging meets Poster Company meets shiny stuff, but we’re way juicier.  Each work featured on the site is intended to belong to the brand PAINT FX as opposed to the individual who created the work.  Maybe we’ll outsource some work too.  We started the project because we were popping huge boners off of juicy gestural marks and we thought it would be fun and easy to make a lot of those.  But PAINT FX doesn’t favor styles or themes, but favors shiny computer screens.  In that way we’re like the “Cool School” (Finish Fetish) or maybe we are the “Too Kewl School”.  We don’t all live in California, but we can be categorized geographically (the Internet, duhhhhhhhhhh!).   It should also be noted that PAINT FX favors quantity over quality. The content of these paintings is mostly determined by the software’s capabilities – Art Rage, Photoshop, Corel Painter etc.  I think we’re very interested in “materials and materiality”, but we slip in some painting references every once and a while (Josh Smith, Roy Lichtenstein, Warhol?).  In order to fully appreciate this project one must consider the site, the software, and the potential for these paintings to be transformed into objects (hint, hint).(Note: The statement for PAINT FX was written by Parker Ito, and may not necessarily reflect the perspectives of other participating members.)”

Painting Render Crash

Painting Render Crash

James Théophane Jnr‘s Painting Render Crash:

“Work asked me to contribute a piece of art for our reception. I decided to hack an old replica painting from Spitalfields Market, London (an old flea market on Thursdays). I built a motor using one of those kits you can get from good electronic stores, painted acrylic on canvas and cut out a spinning beach ball of death glued to mounting board.”

video here

Going to a town

Amy Casey dipinge case. Dipinge ammassi di case che si sforzano di diventare città. Ma rimangono cumuli di legno, ferro e cemento. Alcune sembrano appena atterrate, come astronavi, altre le ha portare un tornado, magari dal regno di Oz. Giurerei, però, di averne riconosciuta una, di queste città. E’ Ottavia:

Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città – ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettereil piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone. Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno. Tutto il resto, invece d’elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d’acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo. Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.
(Italo Calvino, Le città invisibili)

1500 sedie vere invece, ammassate, sono più o meno così:

reccomended soundtrack

Fell in love with a painting

Non lo so perchè, ma mi sono letteralmente innamorata di questo quadro. E come ogni innamoramento che si rispetti, non ha nessuna spiegazione apparente (anche perchè il resto della produzione dell’artista non mi dice assolutamente niente). Forse tra un po’ scoprirò che anche lui ha i suoi difetti, che è un bugiardo, che russa e lascia in giro i calzini sporchi. Ma per ora mi sembra bbbellissimo. Buona giornata (davvero).

(p.s. il quadro è di Irina Baschlakow, in mostra alla galleria Battaglia di Milano)

Nuotatori di lacrime

Il 31 maggio inaugura a Milano, presso la Galleria Francesca Minini, la nuova mostra di Gabriele Picco. Si intitola Nuotatori di lacrime in apnea sulla fine del mondo.
Dalle immagini di anteprima sembra un Picco meno irriverente e più malinconico del solito. Surreale, poetico, bizzarro. Guardate l’omino dalle grandi lacrime-acquario; oppure Google-man, “l’abominevole uomo del web, con il corpo dell’Omino Michelin, la faccia cubista del primo Picasso e le sneakers all’ultima moda”.

Boutique vs ambulante


Eric Doeringer è un giovane artista newyorkese. Da quattro anni ormai produce piccole riproduzioni di quadri famosi di artisti contemporanei (la serie bootlegs). E li vende con un banchetto per la strada, in genere all’ingresso di musei, fiere e grandi mostre (qui una sua intervista).
Qualche settimana fa è stato protagonista di un episodio curioso. Un gallerista di Manhattan, Mike Weiss, ha chiamato la polizia per farlo sgomberare. Quando Doeringer ha chiesto spiegazioni, Weiss ha risposto che non aveva piacere di “vedere gente che vende quadretti per la strada”, mentre lui paga un costoso affitto per la galleria, dove “vende quadri da 30.000 dollari”. Temeva forse che qualche facoltoso collezionista potesse decidere di andare al risparmio?

Story Tellers


L’affascinante pittura di Lorenza Boisi, in mostra dal 15 settembre presso la Galleria Federico Luger di Milano. Una figurazione semplice, ma densa di suggestioni, uno stile pittorico essenziale e costruttivo. Un mondo immaginario, fatto di mito, simbolo e sogno.

Due cose che si chiamano OIO


La prima è un film. Anzi, scusate, una cinepittura. Si tratta di un lungometraggio realizzato interamente riprendento pigmenti liquidi che si librano nell’aria. Le riprese sono poi state montate con abbondante postproduzione, ma l’effetto è decisamente riuscito, almeno a giudicare delle immagini e dal filmatino demo di OÏO. L’unica cosa che mi chiedo è se sia possibile sopportare una cosa del genere per 90 minuti (tale è la durata del DVD)…

La seconda cosa di nome OIO, richiamata alla mia mente da una leggiadra assonanza, è il miglior ristorante di cucina romana della città: “Da Oio a casa mia“. Piatto (vivamente) consigliato: tagliolini cacio e pepe.

Kissing Batman


La DC Comics minaccia la galleria Kathleen Cullen Fine Arts (Chelsea, NY) di intentare una pesante causa legale se gli acquarelli di Mark Chamberlain non verranno rimossi dalle pareti. I quadri in questione mostrano Batman e Robin in pose sfacciatamente omosessuali (baci, abbracci e nudità varie). La scena del bacio è molto romantica…

[via artforum news]

Fraintendimenti

Guardavo un documentario sull’Est europeo su Rai Uno stamattina e c’era una parte su Andy Warhol. Intervistavano un suo cugino cecoslovacco. Il signor Varhola raccontava: “Mia zia ci scrisse che in America Andy faceva il pittore, ma noi abbiamo sempre pensato che fosse imbianchino”.

Vernice Fresca

Abbiamo passato metà di questo ponte del 25 aprile a ridipingere le pareti di casa. Ho ancora gli schizzi di vernice qua e là e dolori muscolari sparsi, ma vuoi mettere la soddisfazione? Tra l’altro, questa cosa di dipingere ce l’ho nel DNA io, mica cavoli.

Mio nonno era imbianchino e aveva la mania di dipingere qualunque cosa gli capitasse a tiro: scatole, spazzole, tavoli, sedie…La sua bicicletta aveva più strati di una parete palinsesto del VII secolo d.C. Grattando potevi risalire a tutte le epoche egli stili precedenti: giallo canarino, rosa antico, verde pisello…Quale fosse il colore originale, però, non l’ho mai saputo.

Crescendo devo aver male interpretato questa vocazione ereditaria ostinandomi a voler frequentare il Liceo Artistico. Per fortuna mi sono resa conto in tempo di non essere una pittrice. Qualche mio quadro ancora sopravvive per casa dei miei genitori, ma quando qualcuno mi chiede notizie sull’autore io li attribuisco ad un naif russo degli anni Venti…L’unica cosa che ancora mi diverto a fare sono i murales in camera di mio nipote, lui si che apprezza!