
Anche le certezze più radicate e solide a volte vacillano…

Anche le certezze più radicate e solide a volte vacillano…

Si ricomincia. La partenza sarà probabilmente al ralenti, come in ogni dopo-vacanza che si rispetti. Giusto per rientrare nel mood, dirotto la vostra attenzione su un collettivo di artiste australiane. Si chiamano The Kingpins (il “the” è d’obbligo di questi tempi, non solo tra le band musicali) e fanno foto, video, performance e installazioni. Le loro immagini sono il risultato di un bizzarro quanto riconoscibile mix di influenze. Ci sono la cultura pop e il kitsch più sfacciato, l’immaginario gay e transgender, gli stereotipi del rock e le follie della società consumistica. Ci sono i videoclip e le soap, ci sono Cindy Sherman e Matthew Barney, ma anche Spike Jonze e Weird Al Yankovic. Non so spiegarvi come, ma il pastiche sembra reggere. Un’ultima annotazione: fate caso ai titoli delle foto (The Dark Side of the Mall, Welcome to the Jingle, Hieronymus Posh)…
Mi prendo un po’ di vacanza. Poco probabile l’apparizione di nuovi post nelle prossime due/tre settimane. Prima però vado qualche giorno ad Interferenze, festival di arte e musica digitale a San Martino Valle Caudina (3-5 agosto). Mi sono occupata della selezione dei video di cui potete trovare una lista qui. La manifestazione si preannuncia molto interessante, soprattutto nella sua fusione di digitale e campagnolo…
*update: qui trovate le foto scattate al festival

La ricerca di Goldiechiari (Sara Goldschmied ed Eleonora Chiari) è intrisa di ironia e sfrontatezza. Godetevi una panoramica delle loro opere nel pdf 100% no genius…

I Thought I Was The Audience And Then I Looked At You è un’installazione in progress dell’artista inglese Ruth Claxton. Un agglomerato di stauine in porcellana trasfigurate da inserti color arcobaleno…

Visto e considerato che stasera non si respira, a Roma ci sentiamo tutti un po’ così. Le fotografie sono di Fabrice Fouillet…
[via bldgblog]

Il nuovo videoclip del sempre più visionario Chris Cunningham. La canzone è di un gruppo punkeggiante londinese dal significativo nome: The Horrors. Quindi niente elettronica stavolta. Ma pare che Cunnigham abbia dichiarato in proposito: “I’d find it hard to make a video for a track which sounded completely retro. It would just make me think of old things. To me, ‘Sheena is a Parasite’ sounds very special and futuristic.”
Leggendo tra le pagine di Director’s File dedicate al regista, ho scoperto che ci sono due progetti naufragati, che riguardano entrambi possibili riadattamenti cinematografici di capolavori della letteratura cyberpunk: Neuromancer di William Gibson e A Scanner Darkly di Philip K. Dick (quest’ultimo doveva avere addirittura la sceneggiatura di Charlie Kaufman). A Scanner Darkly è comunque diventato un film, diretto da Richard Linklater, per Neuromancer l’attesa continua…

Theo Jansen, l’autore delle incredibili sculture cinetiche del progetto Strandbeest (ne avevo parlato qui e qui), è protagonista di un nuovo spot per BMW. Naturalmente il pretesto sta nell’incontro tra arte e ingegneria, unito ad un discorso creativo sulla mobilità. Il claim è: “The walls between art and engineering exist only in our minds”…
[via guerrilla innovation]

Due robot che vogliono diventare umani. Detto così sembra un po’ la storia di Pinocchio in versione cyber. Invece è la trama di Electroma, il film firmato dal duo musicale parigino Daft Punk. Il tema umano vs tecnologico era già centrale nella loro poetica musicale e nei loro videoclip. Aspettiamo il film godendoci il trailer; l’atmosfera è kubrickiana…
Buy it, use it, break it, fix it,
Trash it, change it, mail- upgrade it,
Charge it, point it, zoom it, press it,
Snap it, work it, quick- erase it,
Write it, cut it, paste it, save it,
Load it, check it, quick- rewrite it,
Plug it, play it, burn it, rip it,
Drag it, drop it, zip- unzip it,
Lock it, fill it, curl it, find it,
View it, coat it, jam- unlock it,
Surf it, scroll it, pose it, click it,
Cross it, crack it, twitch- update it,
Name it, rate it, tune it, print it,
Scan it, send it, fax- rename it,
Touch it, bring it, pay it, watch it,
Turn it, leave it, stop- format it.
(Daft Punk, Technologic, 2005)
[via blogyourmind]

A Milano, presso la galleria Massimo De Carlo, è in corso la personale di Elmgreen & Dragset, duo di artisti scandinavi con base a Berlino. Protagonista del progetto un manichino-avatar in tre versioni: ricco, middle-class e squattrinato. Ma tutti gli Andrea Candela (questa l’identità del personaggio) sono collegati al mondo tramite reali apparecchiature tecnologiche: un computer in rete, un iPod, un cellulare. E sono titolari di abbonamenti del tram, tessere associative, profili nelle chat room.
Dagli autori del negozio di Prada nel deserto e della roulotte in gitarella nelle viscere della terra, una riflessione sull’identità nell’età contemporanea. Nel testo che accompagna il progetto si legge:
Sei un essere perfezionato in una società perfezionata. Post-umana. Post-sessuale. Post-individuale. Vedi i corpi perfetti nei giornali patinati e fissi le brutte facce consumate di quelli che piangono i morti in altre parti del mondo. Vuoi soddisfare i tuoi bisogni; hai bisogno di un paio di antidolorifici per alzarti; hai bisogno di musica alta e di qualcuno che ti desideri e che ti dica quanto sarà speciale questo giorno.

Qualcuno l’avrà detto a Jack e Meg White che Seven Nation Army è un inno da stadio? La capitale, travolta dal delirio calcistico, intona in coro un brano di rock minimalista. Miracoli della postmodernità…
Le immagini le abbiamo viste tutti, in tv, sui giornali, in rete, per le strade. Proviamo ad ascoltare la colonna sonora di questa vittoria. Mentre ci viene un sospetto: che il video di Douglas Gordon e Philippe Parreno abbia portato un po’ di proverbiale sfiga a Zizou? Il titolo del film, Zidane a 21st Century Portrait, suona oggi quantomeno sinistro. Per non parlare delle dichiarazioni degli autori (“Perché proprio Zidane?” domanda il giornalista francese Frédéric Hermel a Parreno prima della proiezione. “Perché è un gentleman”.)
L’urlo di Roma
The stadium loop
Totti’s version
Campioni del mondo
nella foto: Carsten Holler

Bellissimo l’ultimo progetto dei Residents. In vendita nei negozi c’è il loro nuovo doppio album, River of Crime (una sorta di sceneggiato a puntate ispirato a quelli radiofonici degli anni Quaranta) ma la confezione contiene due CD vergini. Pronti per essere masterizzati dall’acquirente, che può scaricare i podcast da internet grazie ad un codice contenuto nel pacchetto. Ma soltanto a collezione completata. Imperdibile anche la loro pagina su myspace, in cui si definiscono: “Four interior decorators of the Apocalypse”…

Una coppia di geniali illustratori di Los Angeles. Il loro portfolio è eccezionale: un disegno lucido, visionario, intimo. Ma anche la presentazione non è male…
“kozyndan are Los Angeles based mad scientists. they are working on a secret formula for controlled nuclear fusion, and are creating a line of edible chickens. For fun they like to take long deep breaths and dip their heads into bowls of rasberry jelly and lemon curd. They live indoors and don’t paint on walls. the couple also moonlights as freelance illustrators.”

Avevo parlato dei Backdormitory Boys in questo articolo sul lip-synching. C’è un piccolo aggiornamento: pare che i due si siano diplomati alla Guangzhou Arts Academy e che il loro progetto finale siano due sculture a grandezza naturale. Il soggetto? Loro stessi. Imperdibile il monumento equestre…
[via boing boing]

Tutta la storia dell’arte contemporanea in sette minuti. Da Van Gogh a Philip Guston. Passando per Munch, Picasso e Bacon. Un corto (vincitore di un Oscar nel 1993) realizzato da Joan Gratz con la tecnica della clay-painting, plasmando argilla a base di colori ad olio. Niente morphing, insomma…
[via no fat clips!!!]

A volte le grandi domande hanno piccole risposte. Hugh getta un occhio (molto grande) sui perchè di tutti. Assicurando una speranza.
Geeks of the world unite!
questo è un post a blog unificati: valentinablog + andreaxmas.com

Forse non era proprio quello che intendeva Philip K. Dick, ma le pecore telefoniche di Jean-Luc Corner sono bellissime. Sono al Museum für Kommunikation di Francoforte…

Mi rassegno. E’ di nuovo estate. Mentre combatto con il tasso di umidità e la temperatura percepita, vi segnalo questa bizzarra coppia di statue svestite. A sinistra Hymn, di Damien Hirst (1996), a destra uno strepitoso toy firmato Kaws.
[via intoyswetrust / thanks andrea!]

Le opere di Martha Sue Harris raccontano di una natura ambigua, tenera e cattiva, in bilico sul confine tra sogno e incubo. Piante antropomorfe dallo sguardo perfido e la consistenza soffice; animali rosa confetto con i denti aguzzi. E strane radici mutanti…

Di ritorno da Art Basel. Tra le moltissime cose viste (tutte le foto su Flickr) mi sono rimaste impresse le immagini di Anthony Goicolea. Sul suo sito c’è un portfolio di scatti potentissimi. L’adolescenza, le sue crudeltà e le sue aperture caleidoscopiche. In una serie di autoritratti multipli…

Al Fotomuseum di Winterthur (Zurigo), è in corso una retrospettiva dedicata a Gregory Crewdson. Sempre magico, inquietante, lucidissimo. Le sue immagini sono still da film mai girati…
“The thing that is important to me is that I want a sense of complicated beauty: not a beauty that is purely seductive or elegant. My pictures reside in the collision between my irrational need to make a perfect world, and the impossibility of doing so. I want them to be psychologically fraught with certain anxieties or fears or desires.”