Sdrammatizzando

Nella bellissima mostra di Jan Fabre a Nizza, tra gli inquietanti uomini fatti di insetti o di ossa umane sezionate, c’era anche questa. Naturalmente imbalsamata.

Ce pensa Roma

“Roma è deleteria per qualsiasi artista. Poeti, narratori, pittori e registi di cinema si adagiano sul ‘ce pensa Roma’. Quando non si sa come risolvere una scena, quando fantasia e visione sono momentaneamente prosciugate, è presto fatto: si allarga l’inquadratura e si rimedia una veduta di Roma. Ci si toglie d’impaccio affidandosi al paesaggio, che qui è sempre meraviglioso. Roma non fa mai la stupida nei romanzi e nei film, nei quadri, nelle poesie: dà sempre una mano agli artisti a far dir di sì all’opera d’arte. Ce pensa Roma, questa Supercity che arriva in soccorso dei suoi abitanti, a sventare catastrofi, come un Superman dello spirito. Quando sei a Roma ti basta uscire a fare una passeggiata e ogni dramma interiore è risolto, pensa a tutto lei, non occorre che ci aggiungi niente di tuo.” (TIZIANO SCARPA)

dal sito del comune di roma

Ladre di mutande

So già che con questo post attirerò decine e decine di navigatori in cerca di siti osè. Li saluto tutti e gli auguro buona fortuna (pure buon natale va). Ma una considerazione mi sento di farla. Nel mio unico tour de shopping di queste vacanze natalizie ho notato un’inquietante corsa al perizoma. Frotte di ragazzine fanno a gara a chi trova e regala la mutanda più striminzita. Meglio se rossa e di pizzo. Sono stata mezz’ora in un negozio e ho visto entrate decine di dodicenni, comprare un perizoma e andare via. Inquietante.

Alla fine: il colpo di scena. Entra l’ennesima ragazzina, si guarda intorno, trafuga un paio di perizoma modello capodanno (con tanto di babbo natale) e prende con tranquillità la porta.

Vincenzo Salemme o David Copperfield?

Oggi ero ferma davanti ad un interminabile semaforo all’imbocco della via Aurelia. Fuori pioveva e la macchina era tutta appannata. Tra un morso e l’altro al mio tramezzino vedo un enorme manifesto (foto). Dico tra me e me: ‘minchia è rispuntato David Copperfield’…

Beastie Beuys

Avevo la registrazione audio di questa incursione di Joseph Beuys nel mondo della canzonetta pop (anche se con contenuti politici). Ma ora una coppia di net artisti mette a disposizione il video. Sono 4Mb di quicktime, ma vi assicuro che vale la pena. Audio a palla! E qui c’è il testo, per un agevole karaoke ;-)

Per un attimo l’ho pensato

Secondo me la pagina di pubblicazione di blogger si emoziona quando mi vede arrivare, vista l’estrema rarità delle mie apparizioni. Il risvolto più interessante di tutta la faccenda è che a quanto vedo amici e parenti deducono informazioni sulla mia salute mentale e sul mio ritmo di vita dalla frequenza e dal tono dei miei post. Mi telefonano preoccupati pensando che abbia optato per la legione straniera. Oppure teorizzano un mio prossimo e inevitabile moto di rigetto verso la tecnologia.

Ma ora basta scusarsi e cambiamo argomento. Ne ho viste di cose in questo periodo (mostre, film, amici dispersi, albe e tramonti), ma c’è un dialogo che mi è rimasto impresso e che mi gira in testa più di tutto il resto:

“You didn’t think it was going to be that easy, did you?”

“You know, for a second there… yeah, I kinda did”

La riconoscete? Sono Liucy Liu e Uma Thurman in KIll Bill.

Beh, anche io, per un attimo, l’ho pensato…E mi sa che mi sbagliavo. Non è per niente facile.

Nintendamus

Dal libro Errore di Sistema, appena uscito per Feltrinelli.

“I videogame non influenzano i bambini: infatti se da piccoli fossimo stati plagiati da Pac-Man, adesso passeremmo il nostro tempo libero in ambienti semibui, mangiando pillole magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva”. (Kristian Wilson, Nintendo Inc., 1989)

La seconda che hai detto…

Mamma mia. E’ passato quasi un mese dal mio ultimo post. Cosa significa? Che la mia vita sta diventando un tantino troppo frenetica. Che dormo poco, lavoro troppo e soprattutto sono sempre troppo stanca per postare…

Non ho risposto.

Ricominciamo daccapo. L’ultimo post risale al 25 di ottobre. Come mai? Perchè non riesco a navigare molto, perchè non ho letto i giornali e ho guardato solo le figure, perchè ho un nuovo lavoro scassapalle ma bisogna pure campare?

Non mi convinci, bella…Tenta ancora.

Che d’è?

Domattina parto per Venezia perchè sono stata invitata al convegno What is Netart?, organizzato da Blogwork, il progetto web legato alla Biennale. Il titolo è una gran bella domanda…E considerando la mia storica avversione per le definizioni, la faccenda si fa ancora più complicata. Ma a quanto pare non è prevista la domanda di riserva, quindi cuffia in testa e mi butterò, sperando di non cadere troppo spesso nella temuta trappola delle generalizzazioni.

Vorrei parlare anche degli sviluppi “oggettuali” e fisici della Net Art (sculture, installazioni etc). E a tal proposito sto raccogliendo una serie di immagini molto interessanti. Come questa di John F. Simon jr.

Torno al lavoro. Prometto un report al ritorno con foto…

p.s pare che a Venezia faccia un freddo cane, ma ora verifico perchè non vorrei andare conciata come Totò a Milano e poi trovare una leggera brezza primaverile. Saludos

Il bambino tossico

I personaggi dei disegni di Tim Burton, già conosciuti e amati dalla sottoscritta grazie al libro Morte malinconica di un bambino ostrica e altre storie, diventano ora protagonisti di una serie di filmati flash. Firmati da Burton e realizzati dagli studi Flinch. Imbattibile l’episodio di Roy the Toxic boy.

To those who knew him

-his friends-

we called him Roy.

To others he was known

as that horrible Toxic Boy.

He loved ammonia and asbestos,

and lots of cigarette smoke.

What he breathed in for air

would make other people choke!

His very favorite toy

was a can of aerosol spray;

he’d sit quietly and shake it,

and spray it all the day.

He’d stand inside the garage

in the early-morning frost,

waiting for the car to start

and fill him with exhaust.

The one and only time

I ever saw Toxic Boy cry

was when some sodium chloride

got into his eye.

One day for fresh air

they put him in the garden.

His face went deathly pale

and his body began to harden.

The final gasp of his short life

was sickly with despair.

Whoever thought that you could die

from breathing outdoor air?

As Roy’s soul left his body

we all said a silent prayer.

It drifted up to heaven

and left a hole in the ozone layer.

(tim burton)

Una versione ipertestuale della raccolta di poesie e disegni la trovate qui

Mr Hanky rules

Momento d’oro per la merda nell’arte contemporanea. Dopo quella storica in scatola del maestro Manzoni e quella d’elefante di Chris Ofili, e in attesa della Cloaca Turbo di Wim Delvoye (da novembre al Pecci di Prato), arriva quella di cavallo di Sislej Xhafa. Venerdi sera, proprio all’ora di cena, diciamo in zona aperitivo, la galleria più in della capitale (Magazzino d’arte moderna) era piena di escrementi equini. Tutto il jet set fuori in cortile, allontanato dalla puzza insopportabile. Nell’altra sala c’era un Garibaldi di terracotta alto si e no un metro e mezzo, con zollette di zucchero in mano. Forse il cavallo era diabetico (o leghista) e deve essere scappato lasciando un po’ di ricordini…

update: leggendo il testo di Teresa Macrì ho scoperto che il cavallo non è scappato. Trattasi di furto…

Questione di misure…

Da una conversazione tra l’artista Paola Pivi e la critica d’arte Laura Cherubini:

LC _C’è tutto un altro filone del tuo lavoro. In genere quando si parla del tuo lavoro si pensa a un lavoro, per così dire, di grande ingombro, il camion, l’aereo, il progetto dell’elicottero, questi lavori di performance con i gruppi di persone, sembra che ci sia sempre questo aspetto di fare e pensare grande. C’è invece una parte del tuo lavoro che riguarda invece il dettaglio, le piccole proporzioni, penso ai divanetti, penso al lavori dei gioielli, penso ai Baci Perugina…

PP_ Il dettaglio per me c’è sempre, anche nei lavori grandi…

LC_ …infatti io non li vedo così distanti, li vedo collegati, penso a Guitar guitar con i suoi doppi oggetti e al suo ritmico titolo…

PP_ Se viene grande è grande, se viene piccolo è piccolo.

LC_ Io penso che grandi e piccoli siano poi la stessa cosa, mentre di solito sento dire: Paola Pivi è quella che fa i grandi lavori…

PP_ Non sono grandi, sono della misura giusta! Il camion è grande come un camion, l’aereo è come un aereo…

LC_ E il Bacio Perugina è piccolo come un Bacio Perugina. Però nel caso del divanetto no, perché in questo caso tu cambi una dimensione. Hai pensato di farlo anche con altre cose?

PP_ Il divanetto è miniaturizzato.

LC_ C’ è un aspetto molto interessante e che lo avvicina, a mio parere, ai lavori con le perle:che il divanetto sia imbevuto di profumo riporta di nuovo a un’idea di densità e anche a qualcosa di molto prezioso. Una volta avevamo parlato del termine “lusso”. Però forse avresti anche potuto rovesciare un ettolitro di profumo su un divano grande.

PP_ Il fatto che sia piccolo lo rende stereotipo.

LC_ Sono d’accordo. Riguarda la tipologia del divano.

PP_ Piccolo e imbevuto di profumo. Se con un’operazione mentale lo ingrandisci di nuovo, fino ad un divano di proporzioni normali… non basta mettere più profumo…per qualche ragione il rimpicciolimento…Il divano piccolo imbevuto di profumo mi riporta al grande, mentalmente faccio il passaggio al divano vero, però non mi porta a un divano grande con più profumo, ma a un divano grande vero che ha vissuto il profumo…

Amici dello stampatore

Lo so che la questione dei traduttori automatici non è nuova. E di episodi esilaranti ne abbiamo visti molti.

Però oggi, quando ho visto il link in fondo a questa pagina, ho riso ancora una volta… La voglio mettere anche a questo blog la versione amichevole degli stampatori…